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Popolo degli "anta" fate sentire la vostra voce!

respiroaria 19/08/2009 ore 21.56.06 Ultimi messaggi
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(Nessuno)per chi ha le palle di scrivere ciò che vorrebbe Uomo/donna

Benvenuta in casa.....



Lentamente ripiegai ; il foulard.

Fino a farlo divenire una striscia sottile.

Era dietro di lei.

Le sue braccia unite da quel legame rosso formavano un cerchio.

E fu in quel circolo di possessol’avvolse.

Le guardo la nuca lasciata nuda da capelli legati in alto, a coda.

La provocazione rossa strusciava sui capezzoli della donna.

Gli occhi di lei guardavano in basso,

Seguivano quella danza estenuante che dai seni si spostava verso il ventre.

Per poi risalire verso l’alto, senza che il tempo avesse piu’ senso.

Il chiarore di quel corpo nudo era interrotto solo dalla sottile linea scura del fulard

La schiena, appoggiata al mio petto era il sismografo del piacere.

Della sua eccitazione costretta a vibrare nell’assoluta immobilità

Il viaggio di quella seta terminò sugli occhi.

Nel nuovo buio solo la mia voce le era guida e richiamo.

E ora, ascoltati le dissì.

era una serena certezza in quella frase.

Piu’ che un comando le sembrò l’invito a oltrepassare il cancello del giardino.

Il giardino della sua mente.

Le presi la mano e lei mi seguì.

Non vedeva nulla, ma non esitava.

Le aveva insegnato a fidarsi ed affidarsi.

Non avrebbe trovato ostacoli sul suo cammino.

Ho preso preso cura dei suoi passi ciechi.

La condussi dall’altro lato della stanza.

Al lungo tavolo di ceramica.

Dolcemente la guidai a stendersi.

Nel buio che l’avvolgeva, la mente di lei era assolutamente attenta.

Tesa a comprendere cosa accadeva intorno a sé.

Il tatto e l’udito, erano le appendici che proiettava intorno per accendere

nella sua mente le immagini negate.

Si fece morbida per assecondarmi quando le portai le braccia verso l’alto.

Stringi……

E al tatto le sue mani lessero i capi di una corda.

Non farò nodi, non occorrono

lo so rispose.. con voce tremolante

No, non occorrevano.

Alla mia voce restava immobile obbediva come se fosse avvinta da catene.

Il tatto ora le raccontava la ruvidezza della corda e del freddo tavolo in ceramica sotto di

lei.

L’udito rubava suoni indistinti che non riusciva e decifrare.

Poi suoni inconfondibili.

Una bottiglia che veniva stappata.

Liquido versato in un bicchiere.

La mano di lui le sollevò la nuca.

Il profumo del vino risvegliò un altro senso, l’olfatto.

Un leggero tocco alle labbra e sulla lingua inizia a viaggiare il gusto floreale

e fruttato di quel vino dal nome così duro, ma dall’essenza così avvolgente.



Ora ho svegliato tutti i tuoi sensi

Sono pronti a parlarti. Sei pronta ad ascoltarli?

Da lei una sola sillaba Si.

Udito: altri piccoli indistinti rumori intorno a lei.

Tatto: sui suoi seni qualcosa di morbido veniva appoggiato.

Olfatto: limone e... poi cos’altro?

Tatto: un bruciore improvviso, la contrazione dei muscoli dell’addome. No, non

bruciore, calore intenso.

Olfatto: la memoria di un posto, un piccolo ristorante rosa di fronte a un mare

verde. Ricordo indistinto.

Tatto: qualcosa di tiepido e denso che cola sul ventre, piccoli oggetti disposti

a mezzaluna.

Udito: Apri di piu’le cosce.Si

Tatto: dita che dischiudono con delicatezza le grandi labbra, qualcosa di

morbido, molto fresco, si adagia sul clitoride. Fremito.

Olfatto: nulla, tutto troppo lontano.

Caldo, tiepido, freddo.

Sentiva distintamente ogni zona del suo corpo.

La mia mano le sollevo di nuovo la nuca e vi pose sotto un cuscino.

sedetti sul bordo del tavolo.

Osservavo lo splendore di quel vassoio di corpo vivo, immobile per amore e

dedizione e piacere.

La delicata composizione di gusti e colori appoggiati sui luoghi del piacere.

Lecca le dissi.

Lei obbedì

Per primo giunse sulla lingua il pizzicare del pepe, poi il fresco brivido del

limone.

Il cucchiaio nella sua bocca portando il loro dono.

Iniziò a masticare.

Il gusto del tonno crudo, nascosto sotto gli aromi le giunse al cervello.

Un dolore improvviso la scosse.

Il cucchiaio che un istante prima porgeva il suo primo boccone, ora accarezzava i capezzoli.

Di nuovo qualcosa veniva porto sulle sue labbra.

Lei aprì con consapevole obbedienza e la sua bocca fu piena di quanto le veniva

dato.

Un altro picco di dolore, sull’altro capezzolo.

La sua schiena si inarcò

Resta immobile le dissi .

Lo sforzo della mente di quella donna, che

imponeva al suo corpo una volontà non sua.

Il piacere del palato si alternava al dolore dei capezzoli .

Piacere, dolore, piacere, dolore.

Dentro di lei quella sinusoide continua si fondeva in un’unica sensazione.

Sentiva il suo ventre reagire alla sapiente miscela che le veniva imposta.

Che tanto amava le fosse imposta.

Avvertiva il contrarsi e dischiudersi delle sue labbra piu’ sensibili.

Le sentì aprirsi, quasi voraci di accogliere, quando un nuovo dolore molto piu’

intenso afferrò i suoi seni.

Ignorando i gemiti le avvicinai il bicchiere alla bocca, offrendole il

fresco esaltante di quel vino del nord.

Seguendo il corpo di lei, altre bacchette lentamente giunsero all’addome.

Arrossato dal calore intenso del cibo che disegnava come un fiore.

Un papavero rosso su un prato rosa.

Presi un gamberetto e lo avvicinai al naso della donna bendata.

Lei annusò per un po’ poi disse

Frittura,credo.

Espandi i tuoi sensi le suggerii a bassa voce.

Cos’e ripetè.

Pesce forse.

Ho un’ immagine davanti agli occhi, vorrei dire cosa evoca, ma ho paura del

dolore

Rischia. Ascolta i tuoi sensi e rischia

Mangiammo gamberetti fritti

Sorrisi in silenzio e dolcemente le poggiai il gamberetto sulle labbra.

Un altro?Si per favore disse la donna mentre la tensione si scioglieva e le labbra le

si incurvavano in alto in un sorriso.

Sentiva le pulsazioni tra le sue cosce divenire sempre piu’ frequenti, sempre piu’ravvicinate.

Avrebbe voluto spalancarsi.

Offrirmi il piu’ profondo di se stessa

Ma non avrebbe mai osato spezzare quelle .corde invisibili.



Poteva sopportare anche il dolore piu’ estremo, ma non la sola idea di deludermi.



E il nuovo dolore giunse.

Non aveva percepito la piccola candela bassa che era stata appoggiata vicino al

suo ombelico.

Leggermente inclinata, goccia dopo goccia iniziava a spandere il suo ardore in

quel piccolo pozzo sensibile.

Ormai il suo corpo percepiva un caleidoscopio di sensazioni diverse.

Poteva sentirle singolarmente, ma l’ensemble si tramutava nell’onda dell’orgasmo

che spingeva dentro di lei.

Un cuneo di piacere che urgeva per liberarsi.



Bevi un pò di vino per preparati ad un altro sapore.

Presi un piccolo pezzo di formaggio appoggiato sul ventre di lei.

Il miele era un piccolo sole giallo contornato da asteroidi bianchi.

Dammi la tua lingua.

Lei aprì la bocca e me la porse.

Sapeva che io amavo mordergliela e succhiarla fino a farla gemere.

Me la porse a mia disposizione senza proiettare niente nella sua mente.

Ma nel momento stesso in cui lui entrava in casa, il suo cervello abdicava al

controllo.

Smetteva di pensare a cosa sarebbe accaduto.

Si abbandonava piena e sazia alla sensazione di essere in totale, volontarieta,

dolce qualunque cosa giungesse da me , la accoglieva con la consapevole serenità

dell’appartenenza totale.











Una goccia ambrata cadde sulla sua lingua.

I due sapori si muovevano dentro di lei.

Il dolce avvolgente del miele e l’aspro duro del formaggio.

La carezza dolce sui seni, il leggero pizzicare sui capezzoli la distrassero da quei pensieri.

Quando tornava a concentrarsi sulla sua lingua scoprì che qualcosa era mutato.

L’odiato miele si era fuso con l’aspro formaggio per dare nascita a qualcosa di

nuovo, di diverso.

Un gusto che non conosceva, che non aspettava, che la sorprendeva.

E buono si sorprese a dire.

Si, buono senza preconcetti.

E lei ne avvertì il sorriso, immaginandone gli occhi che si chiudevano a fessura.

Il vino era ancora fresco e pieno di profumo quando lo sentì fluire nella sua

gola.

Il tono era repentinamente mutato.

Non duro ma perentorio.

Ogni volta veniva attraversata dalla stessa sensazione.

Come una frustata che le partisse dal cervello per arrivare diretta dentro il

ventre.

Si dischiuse come un compasso che voglia disegnare il massimo cerchio della sua

vita.

Senti le dita sfiorare la zona della sensibilità infinita.

Quelle due parentesi di pelle a racchiudere il piccolo monte glabro del suo

sesso.

Le tre fragole erano appoggiate li.

Immerse come Poppea nel loro bagno di piacere.

Ma cioccolata amara stavolta, niente latte

Con un gesto sfiorai il clitoride.

La contrazione delle cosce di lei fu immediata come una luce che si accende.

Il gemito di piacere represso danzò per me la danza del possesso.

Le afferrai le gambe, le appoggiai sulle sue spalle e la tirai verso il bordo del

tavolo.

Mi fermai ad osservarla, concedendosi il piacere degli occhi che a lei negava.

Nuda, La piccola pozza di cera della candela ormai spenta, intorno al suo ombelico.

I muscoli delle cosce contratti nell’ attesa dell’ accadere.

La penetrai con lentezza.

Assaporando e donandole la consapevolezza di ogni centimetro percorso.

Le gambe aperte della donna, il bacino rialzato, completamente esposta e disponibile.

Tutto era complice per non sprecare nemmeno un millimetro del nostro congiungersi.

Dalla bocca di lei non un gemito.

Ma un continuo aspirare aria, come fa chi riemerge dall’acqua dopo una lunga

apnea.

Giunto al massimo percorso dentro di lei, fermai quel lento treno vivo al capolinea del possesso.

Tienila stretta le ordinai .

Sentii i muscoli della vagina stringersi intorno a lui.

Ed allora comiciai a ruotarle dentro.

Lei tremò al limite della perdita del controllo NO!!!.NO!!! Non posso, non debbo, non voglio venire.

Quasi l’avesse sentita, il picchetto di carne che la teneva inchiodata al tavolo

Morse dolcemente.

L’aspro delle fragole, le fragole che adorava, la possedette.

Ebbe solo un attimo per pensarci.

Poi il cervello le fu scosso dal grido che proveniva dal suo ventre.

Improvvise, battenti, veloci, le spinte dentro di lei la portarono sull’ orlo

Dell’orgasmo in pochi istanti.

NO, ti prego, non riesco a fermarmi piu’

Non voglio deluderti disse quasi tra

le lacrime.

E allora vieni. Ora ne hai il permesso.

No, non continuare, non voglio venire, ti prego, ti prego, ti prego.

Perché?

Perché sto impazzendo, farei tutto per averlo, farei piu’ che tutto.

E allora vieni, ti sto portando da me.

No. Vorrei regalarti la mia rinuncia.

Lasciamelo fare.

Lascia che io urli del piacere mancato.

Lascia che ti doni questa sofferenza.

La piu’ estrema.

Ti prego, lascia che lo faccia per te.

Te ne prego.

Per favore.

Mi fermai ma non uscii da lei.

Le mise la mano dietro la mia nuca, avvicinandola a sé.

Dolcemente mi accarezzo il viso, i capelli, la schiena.

Nella stanza tutto era apparentemente immobile.

Anche quelle due figure.

Sospese come in un fotogramma.

Nessun dei cinque sensi avrebbe potuto registrare il film che invece scorreva

tra noi.

La tenni così a lungo.

Abbracciata e penetrata.

E non erano che due modi diversi per un unico gesto.

Nella sua voce c’era una vibrazione piu’ bassa.

Rifiutare sarebbe come rinnegarti.

Non meritare la meraviglia di possederti

Lo sfilai dalle cosce di lei.

La presi piano per la coda dei capelli.

La guidai con gentile fermezza ad inginocchiarsi.

Con la mano stretta sui capelli la guardavo aprire la bocca per accoglierlo.

Lei sentiva sulla lingua l’ amaro della cioccolata, l’ aspro delle fragole, il basico sapore delle sue stesse gocce, il gusto conosciuto al quale

si offriva.

Quando le giunse in bocca l’ ultimo sapore fu scossa da un fremito.

Per un istante temette quasi di non riuscire a fermare il richiamo proveniente

dalla sua fica.

Si concentrò sulla bocca.

Sulla lingua.

Sulle labbra.

Accolse dentro di sé fino all’ estremo brivido di piacere di quella figura che la

sovrastava.

Ora l’ultimo tratto di strada di quel viaggio nei sensi si era concluso.

I passi erano terminati.

Era giunta nell’unico posto in cui voleva essere.

In cui la parola essere aveva un significato.

Appoggiare la testa sul suo ventre.

Le accarezzai piano il viso.

Una carezza ripetuta piu’ e piu’ volte.

Avrebbe voluto parlare.

Bastavano le mie mani a dire.

Quella che saldamente le stringeva i capelli.

Quella che quasi sommessamente le accarezzava il viso.

Dissi solo Sei a casa

Con il viso appoggiato al mio ventre lei ripensò alla prima volta che io avevo detto quella frase: Benvenuta a casa

Si disse dentro di sé.

Sono a casa

E sorrise.

Ps: fatti e situazione sono puramente frutto di fantas
7947262
Benvenuta in casa..... Lentamente ripiegai ; il foulard. Fino a farlo divenire una striscia sottile. Era dietro di lei. Le sue...
Discussione
19/08/2009 21.56.06
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etruscainfiore etruscainfiore 19/08/2009 ore 22.07.20 Ultimi messaggi
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(Nessuno)RE: per chi ha le palle di scrivere ciò che vorrebbe Uomo/donna

Al Giglio, una volta la vita era piu' facile
e si potevano mangiare anche le fragole.....

:batacanta
respiroaria respiroaria 19/08/2009 ore 23.00.18 Ultimi messaggi
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(Nessuno)RE: per chi ha le palle di scrivere ciò che vorrebbe Uomo/donna

@ etruscainfiore: tesoro simangiano tante fragole... che te le soni...
sai come si chiam l'ultitno traghetto quello del venerdi sera dell 20.30?
Il tragheto dei corniti....
a buon intenditor poche parole
vecchiobeat vecchiobeat 19/08/2009 ore 23.29.50
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(Nessuno)RE: per chi ha le palle di scrivere ciò che vorrebbe Uomo/donna

poi dice che una si fà lesbica :sbong


:-)))
reby.f reby.f 19/08/2009 ore 23.37.46
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(Nessuno)RE: per chi ha le palle di scrivere ciò che vorrebbe Uomo/donna

:-)))
respiroaria respiroaria 20/08/2009 ore 00.11.07 Ultimi messaggi
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(Nessuno)RE: per chi ha le palle di scrivere ciò che vorrebbe Uomo/donna

@ vecchiobeat: scusa tu che cosa leggi?... topolino , pippo pluto e paperino,forse esagerando zagor.
Non hai letto nulla di quello che ho scritto.
respiroaria respiroaria 20/08/2009 ore 00.15.40 Ultimi messaggi
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(Nessuno)RE: per chi ha le palle di scrivere ciò che vorrebbe Uomo/donna

@ reby.f: come ben sai il bastardo che si annida tra le rughe della mia vecchiaia sono sempre piu profonde e segnate dal tempo.
vecchiobeat vecchiobeat 20/08/2009 ore 00.16.34
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(Nessuno)RE: per chi ha le palle di scrivere ciò che vorrebbe Uomo/donna

@ respiroaria: leggo 'le ore'
GEORGECLOONY GEORGECLOONY 20/08/2009 ore 00.17.24 Ultimi messaggi
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(Nessuno)RE: per chi ha le palle di scrivere ciò che vorrebbe Uomo/donna

@ vecchiobeat: a che ora????? :-)))
vecchiobeat vecchiobeat 20/08/2009 ore 00.18.19
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(Nessuno)RE: per chi ha le palle di scrivere ciò che vorrebbe Uomo/donna

@ GEORGECLOONY: all'ora dei pavesini :-)))

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