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Popolo degli "anta" fate sentire la vostra voce!

mannesman 18/09/2013 ore 15.50.23 Ultimi messaggi
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ImpressionatoChatta Graffiti

Mannsel e Gnomel plus Cesto

15/12/2004 - 10.47

smile Era l’anno quarto del regno di CrapaPelata, che si faceva chiamare Truce, non si pagavano più tasse e Mannsel e Gnomel erano due fratellini che vivevano al limitare di una grande foresta vicino a Quarto Oggiaro. Quel giorno la mamma disse loro di andare a portare le medicine al nonno Cesto, che ne era rimasto sprovvisto. Mamma – esclamò Mannsel – ma che minchia ci fici nonno Cesto ca tutto questo Viagra? La mamma imbarazzata rispose: lo da ai conigli Mannsellino! Il piccolo rimase perplesso e poi finalmente capì il perché del famoso detto. Con il cestino carico di pasticche i due pargoletti si incamminarono per il sentiero che portava al folto bosco, intonando inni sacri e raccogliendo le rosse bacche cangianti, che masticate davano un effetto allucinogeno pari a quello che si ha sniffando i pedalini di Noia. Dopo sei giorni di cammino ininterrotto cominciarono a pensare di essersi persi e furono presi da un senso di sgomento. Gnomel, che era il più saggio dei due, cominciò a scaccolarsi, lasciando cadere le palline sul sentiero per ritrovare la strada, ma tutto senza esito, il bosco appariva loro tutto uguale. Ad un certo punto videro una radura, ed al centro di essa una casina, ma non era una casina come tutte, era strana, era interamente fatta di splendide leccornie. Il tetto era una cascata di bucatini alla amatriciana, le pareti erano interamente ricoperte da fette di prosciutto, il batacchio del portone era un arancino, insomma un sogno. Gnomel fu il primo ad avere il coraggio di assaggiare, esclamando: ué, l’è fatt di prosciutt, e pure bon! Mannsel, non capendo il dialetto cispatano, addentò l’arancino e lo divorò in un battibaleno. Insomma, stavano li che si erano già sparati il salone e la cucina, quando una voce stridula li fece sobbalzare: Ve ho tanato, li mortacci vostra, che state a fa, ve state a magnà casa mia? Si voltarono e videro una delle figure più repellenti che la mente umana avesse mai potuto immaginare, era la stregaccia Becalina, chiamata così perché era praticamente cecata. Brutta come solo le streghe sanno esserlo, strillava sempre come una pazza, cercando di parlare, senza molto successo, il romanesco, pur essendo di Bonn. A quella orrenda visione i due sobbalzarono e smisero immediatamente di cibarsi, solo Mannsel ebbe il tempo di infilarsi in tasca, di soppiatto, una mazzancolla al sugo. Becalina cominciò: mo visto che ve sete magnati mezza casa me dovete da aripagà li danni, e siccome ce lo so da me che nun ce avete na breccola, me aripagate in natura, mo ve carcero drento un gabbio, e quanno che sete anquartati ve faccio in umido! Detto fatto i due furono rinchiusi in una gabbia sul retro della abitazione, al freddo ed al gelo, come dice un noto brano. Appena Becalina chiuse la porta i due si resero conto della incresciosa situazione in cui si erano venuti a trovare e cominciarono ad implorare la stregaccia di lasciarli liberi. Il portavoce ufficiale era Mannsel, in quanto avvezzo ad adulare piacevolmente il gentil sesso, aprendo una larga breccia nei cuori palpitanti, Gnomel, invece, da buon cispatano andava più sul pratico, ma non se la sentiva di fare avances alla stregaccia, tutto ha un limite, c’era da capirlo. In fondo sei una donna piacente – sbiascicava Mannsel – mi piacerebbe parlare con te di astronomia, filosofia e meccanica razionale, hai una voce suadente come quella di una sirena, i tuoi occhi sono fari abbaglianti per me che ci sono davanti! A coso, mica me cojioni facile, famise a capì – gracidò la megera – che te pensi che nun te ho sgamato, ma mettete nder cranio che so io che vojio da comannà, quindi statte muto e rassegnato. Dolce stregheta, almeno offrici qualcosa per distrarci – implorò lascivamente Gnomel – qui si annoiam tutt il giorn. Era una frase commovente, detta in modo commovente, denso di dolore e di sentimento e la stregaccia si sentì pungere il cuore. E cia pure raggione piccolè – rispose l’arpia - mo quanno che aritorno a portavve da magnà ve porto puranco un monitor che attacco alla cam che ci ho drento casa, così mentre che magnate ve potete gustà le mie grazie, visto che in casa so sempre ignuda. Mi, grazie le chiamaaaaaaaaa? – sobbalzò Mannsell – quelle non sono grazie, sono disgrazieeeeeeeee! Ma a nulla valse il grido di dolore del piccolo batuffolo glabro, arrivò il pranzo ed arrivò il monitor; i due si avventarono avidamente sul cibo e lo divorarono, poi per godersi la digestione si accoccolarono davanti allo schermo, vomitarono assieme dopo la prima schermata. La strega, vista la mala parata pensò (le rare volte che pensava pensava in italiano): se il mio futuro sostentamento mangia, ma poi assistendo alle mie evoluzioni viene colto da conati di vomito io non riuscirò a farli ingrassare. Finito il ragionamento fece una corsa dal giornalai e comperò l’ultimo video di Cicciolina. Le cose cambiarono rapidamente, i due si abbuffavano dalla mattina alla sera, si godevano il filmato, e finalmente ingrassavano come maiali. Ogni mattina Becalina scendeva in giardino, si avvicinava alla gabbia e chiedeva ai bambini di tirare fuori il dito, e lo tastava con attenzione. In effetti si notava un deciso aumento della massa nele dita, ed i due vedevano sempre più avvicinarsi la triste data della cottura. Finché un mattino l’arpia sentenziò: ce semo quasi, vedemo domani come state messi e poi ve faccio porchettati, comme me piace a me, coll’arancia in bocca e la carota agli antipodi! Non vi dico i fratellini, cominciarono a piangere forte forte, Gnomel urlava: el caruton nooooooooo! Fino a che a Mannsel venne l’idea geniale, il mattino dopo anziché il dito porse alla strega il pipino! Questa sobbalzò, stette un attimo in silenzio, e poi strillò: ammazza come te sei dimagrito! Era il momento giusto, i due la presero alla sprovvista, la legarono ad un albero e scapparono. Solo dopo due giorni nonno Cesto, passando di li, la notò, e siccome aveva sbagliato le dosi di Viagra e stava allupato di brutto, ebbe il sovrumano coraggio di cogliere il frutto proibito. E vissero tutti felici e contenti. :ok
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Mannsel e Gnomel plus Cesto 15/12/2004 - 10.47 smile Era l’anno quarto del regno di CrapaPelata, che si faceva chiamare Truce,...
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18/09/2013 15.50.23
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geum geum 18/09/2013 ore 16.01.22 Ultimi messaggi
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(Nessuno)RE: Chatta Graffiti

Mannuccio ce posso
mette la canzoncina?
Sììì?

:batacanta

DuPalle DuPalle 18/09/2013 ore 16.15.16 Ultimi messaggi
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ImpressionatoRE: Chatta Graffiti

@ mannesman: Ma oggi le arancine le hai comperate al chiosco di Cammelo u spacciaturi?
:-)))
mannesman mannesman 18/09/2013 ore 16.18.28 Ultimi messaggi

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