Politica

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di destra, di centro o di sinistra... non importa. Discutiamo "civilmente" dell'operato dei nostri politici.

saveges saveges 30/05/2007 ore 00.49.19 Ultimi messaggi
Brescia84 Brescia84 30/05/2007 ore 00.49.26 Ultimi messaggi
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(Nessuno)RE: parco mussolini a littoria

annakiara ha scritto:

l economia italiana andava alla grande

ma chi te le racconta 'ste favole... Volpi era un giorno sì e l'altro pure ad elemosinare prestiti dalle plutocrazie occidentali


si e l iri chi l ha creato?ignoranti grazie al iri siam campati fin alla fine dei anni 80
Servo.dellaGleba Servo.dellaGleba 30/05/2007 ore 00.53.36
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(Nessuno)RE: parco mussolini a littoria

saveges ha scritto:
Lo dicevo che era un vino ammiccante!!!!!
Sì, io nel poscritto mi riferivo alla musica della ragazza. Ma per una delle ironie cui la storia ci ha abituati, il lambrusco ci azzecca ed è perfetto.
Servo.dellaGleba Servo.dellaGleba 30/05/2007 ore 00.54.51
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(Nessuno)RE: parco mussolini a littoria

Brescia84 ha scritto:
si e l iri chi l ha creato?ignoranti grazie al iri siam campati fin alla fine dei anni 80
Ecco, ma quel carrozzone gestito da Prodi (tra gli altri) non è propriamente l'argomento migliore per fare un dispetto ai nostalgici della Prima Repubblica.
saveges saveges 30/05/2007 ore 01.05.04 Ultimi messaggi
annakiara annakiara 30/05/2007 ore 01.06.26 Ultimi messaggi
saveges saveges 30/05/2007 ore 01.18.07 Ultimi messaggi
oltrelalinea oltrelalinea 31/05/2007 ore 17.28.04
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(Nessuno)RE: parco mussolini a littoria

In ordine sparso?.Volpi si recò a Washington a siglare gli accordi per questioni risalenti ai debiti di guerra (prima guerra mondiale) quindi contratti in periodo anteriore al ventennio. Ben lungi dall? elemosinare alcun che (l?accattonaggio verso gli yankee lo vedremo da altri qualche decennio dopo) le trattative furono condotte con molta abilità con l?aiuto di Pirelli e risultarono notevolmente più vantaggiosi di altri paesi debitori. Per esempio il debito verso l?Inghilterra fu ridotto a 266 da 750 mila sterline e la dilazione dei debiti verso gli Stati Uniti fu vantaggiosa. Ciò nonostante il debito contratto risultava ancora essere molto gravoso. Di sicuro la situazione ereditata da Mussolini (il post prima guerra mondiale, la vittoria mutilata, la tragca situazione economica, i processi di riconversione da compiere, la crisi agraria, l?ignavia dei precedenti governi) e i tempi, vedi ad esempio la crisi mondiale del 1929 non erano i più propizi, quindi chi furbescamente fa paragoni con il periodo successivo ( dal piano Marshall ai giorni nostri) tiene naturalmente conto, ma ne siamo benissimo abituati, di quello che gli fa comodo!
Andando per ordine il decennio si apre con la breve ma intensa crisi del 1921, legata alla caduta internazionale della domanda e della produzione e aggravata dagli squilibri nei rapporti economici tra Stati e dalle difficoltà legate alla riconversione dall'economia di guerra a un'economia di pace.
In quell'anno, la disoccupazione cresce di oltre sei volte rispetto all'anno precedente. La ripresa si manifesta già nei primi mesi del 1922, e alla fine dell'anno la disoccupazione risulta riassorbita per un terzo.
Dal 1922 al 1926 si ha un periodo di rapida espansione economica, soprattutto nel settore industriale. La produzione manifatturiera cresce del 10% l'anno.
Il nuovo ministro delle finanze Alberto De Stefani avvia una politica di disimpegno dello Stato dall'economia, pur non rifiutando di intervenire per salvare banche e industrie in difficoltà. Vengono così definitivamente smantellati i controlli e i vincoli statali inaugurati durante la guerra, sono privatizzate le aziende pubbliche in attivo, viene ridotta l'incidenza delle imposte dirette.
L'obiettivo di De Stefani è riportare in pareggio il bilancio dello Stato: per far questo egli punta su una drastica restrizione della spesa pubblica, che in soli quattro anni scende dal 35% al 13% del reddito nazionale. La riduzione del disavanzo pubblico, comportando una minore richiesta di finanziamenti da parte dello Stato, fa sì che il denaro dei risparmiatori si orienti verso gli impieghi industriali. Contemporaneamente si assiste alla svalutazione della lira rispetto alle maggiori monete. Ciò consente una crescita della competitività delle merci italiane sui mercati internazionali.
La domanda risulta trainata soprattutto dalle esportazioni e dagli investimenti industriali, giacché i consumi privati ristagnano. La crescita annua di questi ultimi è infatti di poco superiore al 2%. I salari crescono meno della produttività, nonostante la riserva di manodopera si riduca. Il numero dei disoccupati ufficiali scende infatti dalle 600 000 unità del 1921 alle 100 000 del 1926. La stabilità dei salari, pur in presenza di una forte crescita economica, è soprattutto effetto del nuovo clima politico e del monopolio fascista sui sindacati.
Contemporaneamente si manifesta una generale tendenza nei paesi europei alla stabilizzazione dei cambi, avviata nel 1925 con il ritorno della Gran Bretagna a una parità fissa della sterlina con l'oro. Si presenta pertanto come quasi obbligata per l'Italia la scelta di una politica deflazionistica, attuata tra il 1926 e il 1927 con drastiche riduzioni del credito, che mira a tenere alta la parità della lira con le altre monete forti. In meno di un anno la lira è rivalutata di oltre un terzo: è la battaglia per la "quota 90": 90 lire per una sterlina.

L'economia era andata bene in questi quattro anni (1922-26), le esportazioni con la lira bassa erano raddoppiate in quattro anni. Al contrario gli importatori, soprattutto di materie prime (acciaio, carbone, ferro, chimica) avrebbero da allora in poi potuto prosperare, dato che "quota novanta" aveva abbassato il prezzo italiano dei beni d'importazione. Ed infatti, a prosperare furono le acciaierie e le industrie chimiche, fino al punto che nel 1929, la loro produzione era autosufficiente per l'Italia.
Dolori vennero invece nel commercio e nella media industria. Le banche principali che avevano prestato grandi somme di denaro al commercio e all'industria, accettando come garanzia le azioni nelle aziende debitrici, quando le aziende andarono in crisi e divennero insolventi, le banche rimasero con una montagna di pezzi di carta senza valore; e pur fagocitando lentamente le industrie puntando soprattutto sul loro patrimonio immobiliare, minacciarono di chiudere e di trascinare nel disastro la Banca d'Italia che aveva a suo tempo dato le necessarie garanzie.
Alla fine degli anni Venti, fece una vera rivoluzione nella finanza italiana. Creando prima l'IMI e poi l'IRI; lo Stato con i due enti prima acquistò le azioni ormai prive di valore delle banche, pagandole con soldi reali poi si fece carico dei maggiori investimenti industriali, guadagnandosi in questo modo il plauso del pubblico. Milioni di piccoli risparmiatori furono protetti e la fiducia ristabilita. Inoltre Mussolini stimolò la domanda e l'occupazione attraverso un nutrito programma di opere pubbliche e di benefici sociali. Basti dire che nel giro di quattro anni il denaro speso in opere pubbliche quadruplicò, creando lavoro e piccole e medie imprese.
Quando giunse la bufera mondiale del '29 che durò fino al 1933, l'Italia fu in grado di affrontarla meglio di tante altre nazioni industriali

La restrizione del credito comporta nell'immedíato una, sia pur breve, recessione. Negli anni 1928-1929, fino allo scoppio della "grande crisi" (Ottobre 1929), si ha una nuova ripresa, legata al generale sviluppo dell'economia internazionale, anche se permangono difficoltà per le esportazioni.
La grande crisi, il cui primo manifestarsi negli Stati Uniti ha sorpreso il mondo nell'ottobre 1929, in Italia fa sentire i suoi effetti con particolare pesantezza tra il 1930 e il 1934. Nel 1930 la quotazione dei titoli azionari subisce un crollo del 40%. Il settore agricolo perde l'11 % della propria produzione in un solo anno, dal 1929 al 1930. Il punto più basso della crisi viene toccato nel 1932, quando il prodotto lordo dell'industria manifatturiera scende, in termini di valore reale, all'85% di quello del 1929. La disoccupazione raggiunge, secondo le cifre ufficiali, il milione di unità. Il dato però non dà conto dell'effettiva gravità del fenomeno: alla disoccupazione ufficiale si aggiungono quella non rilevata e forme più o meno mascherate di sottoccupazione. La disoccupazione tocca circa un quarto delle forze di lavoro industriali. Il calo contemporaneo dei prezzi fa sì che in termini di paga oraria le riduzioni salariali non incidano sulle retribuzioni reali.
A partire dal 1935 la disoccupazione viene poco alla volta assorbita. La ripresa è sostenuta soprattutto dall'intervento dello Stato in opere pubbliche e commesse militari: la spesa pubblica raggiunge nel 1935 il 30% del prodotto interno lordo, anche se rimane lenta e poco incisiva. Il massiccio intervento dello Stato nel salvataggio degli istituti bancari e dei complessi industriali sull'orlo del collasso scongiura esiti che avrebbero potuto essere ancora più catastrofici.
Con la costituzione dell'IMI (Istituto mobiliare italiano) e dell'IRI (Istituto per la ricostruzione industriale) cambia radicalmente il sistema del finanziamento all'economia. Nasce così una struttura di "capitalismo di Stato" destinata a lasciare una duratura eredità: alcuni istituti pubblici si assumono infatti il compito di erogare il credito a medio e lungo termine e acquisiscono il possesso di importanti pacchetti azionari in diversi settori. La fine del vecchio sistema della banca mista è sancita definitivamente dalla legge del 1936, che vieta alle banche di credito ordinario di operare nel campo del finanziamento a lungo termine.
Dal 1934 al 1939 la produzione industriale cresce di circa il 7% l'anno anche se l'occupazione non riesce a raggiungere nel 1938 il livello massimo raggiunto prima della crisi nel 1926. Ad avvantaggiarsi della ripresa sono soprattutto i settori interessati alla produzione bellica e alle nuove esigenze dell'economia autarchica: l'industria metallurgica e meccanica, che si sviluppa a tassi annui superiori al 20% e l'industria chimica chiamata a produrre materiali di sintesi anche per sostituire molti beni la cui importazione è bloccata dalle sanzioni e dall'autarchia. Le esportazioni si indirizzano per una larga parte verso l'Africa orientale. Dal 1921 al 1940 il Prodotto Interno Lordo aumenta del 61 %. Il Reddito Pro Capite si incrementa di 23 punti percentuali.
empirikos empirikos 01/06/2007 ore 01.15.05
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(Nessuno)RE: parco mussolini a littoria

saveges ha scritto:
Allora si è fatto bene ad alienarlo!?
savages qui di alienato per ora ci sei tu....
alhazeno alhazeno 01/06/2007 ore 09.53.41
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(Nessuno)RE: parco mussolini a littoria

piccolo particolare.la madama ha le armi da fuoco.si poteva gambizzare giuliani,nn uccidere.x l intitolamento son d accordo che non ha senso.

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