Politica

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di destra, di centro o di sinistra... non importa. Discutiamo "civilmente" dell'operato dei nostri politici.

cristian1977 cristian1977 15/07/2008 ore 09.08.03
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ImportanteOpposizione, ricorda la sinistra


da la stampa

ENZO BETTIZA

Forse non si è messa bene a fuoco la novità del significato, di quanto è avvenuto martedì scorso nella palestra pubblica di Piazza Navona. Il palleggio delle responsabilità, delle ipocrisie, delle coperture, dei pentimenti, dei giustificazionismi non è servito ad altro che a offuscare e a confondere il vero significato di una manifestazione di teppismo organizzato che non aveva e niente ha a che vedere con lo stile protestatario, le argomentazioni sociali e il linguaggio spesso sferzante ma controllato di sinistra e anche di estrema sinistra. L’antiberlusconismo, sia pur drastico, di un Bertinotti o di un Diliberto non si era mai mescolato a volgarità da talamo e anche quando essi abbordavano temi scottanti come il conflitto di interessi, i rapporti con la giustizia, lo strapotere mediatico del Cavaliere, mantenevano la critica nell’ambito di un contesto politico e antagonistico basato su ragionamenti e dati, talora opinabili, però mai offensivi o calunniosi sul piano personale.

Facevano politica, la loro politica, con la grinta di combattenti duri, irremovibili, ma capaci sempre di distinguere tra l'insulto gratuito e l’accusa circostanziata. Non facevano d'ogni erba un fascio grillesco. Sapevano separare le colpe vere o presunte di Berlusconi dagli interventi teologici del Papa, dalle cautele istituzionali del Presidente della Repubblica, perfino dalle mosse diplomatiche di certi alleati o collaboratori berlusconiani.

Dire perciò che la brutta e pericolosa manifestazione di Piazza Navona sia stata di sinistra, o di estrema sinistra, o soltanto di emergenza democratica, è un falso che non regge alla prova dei fatti consumati e delle parole scagliate indiscriminatamente contro tutti e tutto: dai membri del governo al capo dell'opposizione, dal Pontefice al Capo dello Stato. C'è stata, sì, un'emergenza democratica, ma nel senso che il sistema democratico in quanto tale, senza distinzione, in tutte le sue emergenti componenti esecutive e legislative, è stato pesantemente attaccato, svillaneggiato e di fatto ripudiato come un complesso di istituzioni sorde e grigie. Non a caso adopero due storici aggettivi mussoliniani. Chi ci ricordava, in forma caricaturale, il comico che non fa più ridere mentre lanciava il noto grido «italiani!» rivolgendosi da un video orwelliano alla folla consenziente? Quale balcone fatale evocavano le urla del comico che il demagogo principe del raduno, Antonio Di Pietro, ha nella sostanza ammesso di preferire al pavido Veltroni?

Altri partecipanti di prima fila del raduno, fingendosi pentiti, ma in realtà approvando in cuor loro i cabarettisti che gridavano chiaro quello che loro pensano e non hanno il coraggio di dire in pubblico, hanno tentato poi di cavarsela con qualche distinguo e qualche battuta scarsa. La satira non andrebbe confusa con la politica. Certe uscite improvvisate, certe allusioni oscene, certe deviazioni dal buon galateo di sinistra andrebbero attribuite tutt'al più a un'innocua e artistica trasgressione qualunquistica o populistica. La piazza ignara, innocente, sarebbe stata in qualche modo aggirata e colta di sorpresa dalle battute meno rispettose o più sconvenienti. Ma tali espedienti, soprattutto quelli della satira distinta dalla politica e della brava piazza presa di contropiede, sono stati subito smentiti da una confessione lucida, degna di lettura, tutt'altro che comica, firmata sul Corriere della Sera da Sabina Guzzanti. Eccone fra virgolette il passo essenziale: «Quello che hanno visto i presenti è una piazza ricolma di gente, rimasta in piedi per tre ore ad ascoltare e ad applaudire entusiasta. Gli interventi più criticati dai media sono quelli che hanno avuto indiscutibilmente più successo. Nel mio intervento, al contrario di quanto tanti bugiardoni hanno scritto, gli applausi più forti sono stati sulle critiche alla politica del Vaticano e le frasi più forti sono state applaudite ancora di più». Altro che satira da una parte e politica dall'altra. La Guzzanti, giustamente dal suo punto di vista, rivendica il ruolo eminentemente politico che gli organizzatori le hanno concesso di svolgere in quanto cittadina in piazza e non attrice in cabaret. Niente più nani e ballerine che ai tempi di Craxi sedevano ossequiosi e muti nelle platee dei congressi. Oggi i ruoli si sono rovesciati. Nani e ballerine sono saliti sul podio, dicendo ad alta voce la loro nell'ambito di un raduno organizzato da una parte dell'opposizione contro il governo e, più in particolare, contro la legittima opposizione parlamentare al governo. Galvanizzata dal successo di comici e pubblicisti forcaioli, la classe politica, o una fetta militante di essa, ha finito per arruolarli e dare loro in appalto tribune e spazi che di regola spettano ai rappresentanti dei partiti. Qualcosa che in definitiva sa di harakiri, di usurpazione astuta promossa nello stesso momento a proprio danno e vantaggio. Però, a guardar bene, il danno è maggiore del vantaggio. Il monologante Grillo, la scatenata Guzzanti hanno caratterizzato e dominato, con le loro invettive, lo spazio plaudente di Piazza Navona rendendo un pessimo servizio ai promotori politici e intellettuali dell'evento degenerato in disastro.

L’antiberlusconismo boccaccesco è stato un alibi, una foglia di fico, un velo, al cui riparo dare sfogo a un giustizialismo rapsodico che reca più male che bene alla stessa magistratura. I dipietristi hanno voluto occupare il vuoto lasciato dalle severe ma composte schiere del massimalismo postcomunista, e l'hanno occupato con una retorica anarcoide che, in definitiva, nel linguaggio e nel portamento, ricorda più le destre piazzaiole del secolo scorso che le sfortunate sinistre odierne. Berlusconi è passato in secondo ordine rispetto alla globale furia antisistema dell'evento, anche se in parte ne ha favorito l'innesco dando la precedenza, nelle prime manovre di governo, ai fatti giudiziari che lo riguardano anziché a quelli più urgenti che preoccupano i due uomini chiave dell'esecutivo: Bossi, che persegue l'idea di stipulare un patto federalistico con l'opposizione, e Tremonti che cerca di riparare i guasti e il declino di un'economia disastrata. Il seguito della storia non sarà allegro per nessuno degli attori in campo e soprattutto non lo sarà per gli italiani che, da quindici anni, non sanno più a che santo votarsi.

COSA PENSATE?

quoto in toto le critiche inerenti alla manifestazione di piazza navona e le ipocrisie di certi personaggi che dopo il casino successo hanno tentato di smarcarsi da questa manifestazione ben sapendo che sarebbe andata a finire come è finita

cristian1977 cristian1977 15/07/2008 ore 18.14.12
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(Nessuno)RE: Opposizione, ricorda la sinistra

ai filo di pietro non piace questo tipo di thread
xpescatore xpescatore 15/07/2008 ore 18.22.11
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(Nessuno)RE: Opposizione, ricorda la sinistra

A cristian1977 che il 15/07/2008 18.14.12 ha scritto:
ai filo di pietro non piace questo tipo di thread

Rispondo: Ma sono veramente filo Di Pietro? O sono semplicemente sconcertati, amareggiati per una sinistra che ha operso la sua vecchia identità e che ancora non è riuscita a trovarne una nuova?

L'analisi di Caldarola è stata veramente interessante in questo senso. Il Pd solo all'apparenza è partito unico, in effetti ha tante anime quanti sono i suoi dirigenti, specialmente i mediocri che vogliono trovare una sorta di riscatto alla loro opaca vita politica.

A quando la nascita di un grande partito socialista o meglio socialdemocratico?

Bisognerà che la sx prima tocchi il fondo per poter riemergere, ma per ora non sembra proprio che ci sia riuscita.

cristian1977 cristian1977 15/07/2008 ore 18.23.38
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(Nessuno)RE: Opposizione, ricorda la sinistra

A xpescatore che il 15/07/2008 18.22.11 ha scritto:
A cristian1977 che il 15/07/2008 18.14.12 ha scritto:
ai filo di pietro non piace questo tipo di thread

Rispondo: Ma sono veramente filo Di Pietro? O sono semplicemente sconcertati, amareggiati per una sinistra che ha operso la sua vecchia identità e che ancora non è riuscita a trovarne una nuova?

L'analisi di Caldarola è stata veramente interessante in questo senso. Il Pd solo all'apparenza è partito unico, in effetti ha tante anime quanti sono i suoi dirigenti, specialmente i mediocri che vogliono trovare una sorta di riscatto alla loro opaca vita politica.

A quando la nascita di un grande partito socialista o meglio socialdemocratico? Bisognerà che la sx prima tocchi il fondo per poter riemergere, ma per ora non sembra proprio che ci sia riuscita.


Rispondo: quando personaggi come parisi d'alema fassino bindi si saranno messi da parte una volta per tutte

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