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di destra, di centro o di sinistra... non importa. Discutiamo "civilmente" dell'operato dei nostri politici.

nonnofioruccipg 21/11/2010 ore 23:02:07 Ultimi messaggi

(Nessuno)l'ultimo regalino del governo ai lavoratori precari...

Prima di andarsene, come sarà costretto a fare se i parlamentari della Repubblica non venderanno la loro coerenza in cambio di qualche regalino, Berlusconi ha voluto lasciare un dono avvelenato ai giovani e ai lavoratori italiani. Ha approvato una legge, preparata dal ministro della disoccupazione Sacconi, che elimina la sola arma che avevano i precari per far valere almeno in parte i loro diritti.
La legge 183 impone a tutti i precari che vogliano avanzare una causa di lavoro di farlo entro 60 giorni dalla scadenza del contratto. Per i rapporti già scaduti, il termine decorre a partire dalla data dell'entrata in vigore della legge, il prossimo 24 novembre.
In apparenza può sembrare una modifica piccola, ma si sa che il diavolo si nasconde nei particolari. Il risultato di questa “leggina” è una sanatoria che cancella migliaia di cause di lavoro e renderà praticamente impossibile in futuro ai precari intentarle.
In Italia esistono una quarantina di forme di lavoro precario e servono tutte allo stesso scopo: pagare i lavoratori molto meno di quanto sarebbe giusto e togliere loro tutti i diritti. Ci sono contratti che fanno apparire il lavoratore come un finto professionista, con tanto di partita Iva. Questi precari, soprattutto giovani, lavorano sempre per la stessa azienda e quindi sono a tutti gli effetti lavoratori dipendenti, però compaiono come professionisti autonomi, così non bisogna pagargli tredicesime, malattie, ferie e li si può licenziare quando non servono più.
Poi ci sono i finti “lavoratori a tempo determinato”. I loro contratti durano qualche mese e poi vengono rinnovati. Così anche se fanno lo stesso lavoro di quelli regolarmente assunti e con la stessa continuità li si può far passare per lavoratori “a contratto”, negargli ogni diritto, pagarli molto meno del dovuto e tanto per cambiare cacciarli senza sforzo quando si vuole.
I precari, e soprattutto i giovani, accettano queste condizioni perché vivono sempre sotto ricatto. Quella minestra la devono mangiare, altrimenti vengono cacciati e perdono anche quel poco che hanno.
Finora gli restava uno strumento: se venivano cacciati potevano intentare causa di lavoro. Ora non lo potranno più fare, perché il datore di lavoro rinvierà il rinnovo del contratto sino a quando non sarà sicurissimo che non sia stata intentata la causa. Il ricatto diventa permanente, eterno.
Per i contratti già scaduti, il termine dei 60 giorni a partire dal 24 novembre equivale a una sanatoria. I giovani che pensavano di avere un tempo illimitato per impugnare il contratto scaduto dovranno ora farlo di corsa e senza avere neppure le informazioni necessarie, oltretutto con il Natale di mezzo. E' facile prevedere che moltissime di quelle cause finiranno nella pattumiera.
Tra tutte le pessime leggi dei governi Berlusconi questa è una delle più indecenti, perché colpisce soprattutto i giovani e perché vuole freddamente togliergli la speranza di poter mai far valere i loro diritti e di costruirsi una vita migliore. E' una legge ispirata dall'odio e dal cinismo.
L'Italia dei valori non intende accettare questa legge che calpesta il diritto. Il 10 dicembre, nel corso della grande manifestazione che stiamo preparando a Bologna, presenteremo la nostra campagna di resistenza e illustreremo gli strumenti che la nostra Consulta giuridica sta mettendo a punto per reagire a questo sopruso.
Io credo che resistere sia non solo possibile ma doveroso. Lo dobbiamo ai nostri giovani, ai lavoratori e al nostro senso della giustizia.


antonio di pietro.

una delle tante sciabolate date dal nano sull'orlo del precipizio....sulle spalle dei lavoratori....governo di merda al servizio dei potenti vai a casa...
8073564
Prima di andarsene, come sarà costretto a fare se i parlamentari della Repubblica non venderanno la loro coerenza in cambio di...
Discussione
21/11/2010 23:02:07
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halloffame1972 halloffame1972 21/11/2010 ore 23:14:23

(Nessuno)RE: l'ultimo regalino del governo ai lavoratori precari...

Questa maggioranza è un cancro che divora questo paese da 16 anni.
NightEternal NightEternal 21/11/2010 ore 23:14:26

(Nessuno)RE: l'ultimo regalino del governo ai lavoratori precari...

Coglione chi resta.
nonnofioruccipg nonnofioruccipg 21/11/2010 ore 23:15:38 Ultimi messaggi

(Nessuno)RE: l'ultimo regalino del governo ai lavoratori precari...

CHI E' CAUSA AL SUO MALE PIANGA SE STESSO..ITALIANI POPOLO DI PECORE....CONOSCO GIOVANI DISOCCUPATI E PRECARI CHE VOTANO BERLUSCONI.....CHE MUOIANO PURE DI FAME...
halloffame1972 halloffame1972 21/11/2010 ore 23:25:00

(Nessuno)RE: l'ultimo regalino del governo ai lavoratori precari...

non c'è fine alla genialità degli italiani
nonnofioruccipg nonnofioruccipg 21/11/2010 ore 23:27:38 Ultimi messaggi

(Nessuno)RE: l'ultimo regalino del governo ai lavoratori precari...

halloffame1972 scrive:
non c'è fine alla genialità degli italiani

SONO UNA MASSA DI COGLIONI....MA CON LE PEZZE AL CULO DOVRANNO ANDARE....

TUTTI I DIRITTI STANNO FOTTENDO.... E' UNA VERGOGNA....
PRIMA SE NE VA E MEGLIO E'....GOVERNO DI SBANDATI...
aerobatic aerobatic 21/11/2010 ore 23:39:04

(Nessuno)RE: l'ultimo regalino del governo ai lavoratori precari...

Se ne andranno vendendo cara la pelle degli altri 'sti disgraziati!
opa.bu opa.bu 22/11/2010 ore 00:17:02 Ultimi messaggi

SerenoRE: l'ultimo regalino del governo ai lavoratori precari...

:-) Non sarà facile risollevare la nazione dalle macerie, ma almeno avremo la speranza !!! :ok
nonnofioruccipg nonnofioruccipg 22/11/2010 ore 10:24:20 Ultimi messaggi
aqwmaschio aqwmaschio 22/11/2010 ore 10:32:03 Ultimi messaggi

(Nessuno)RE: l'ultimo regalino del governo ai lavoratori precari...

@ nonnofioruccipg: Poi ci sono i finti “lavoratori a tempo determinato”. I loro contratti durano qualche mese e poi vengono rinnovati. Così anche se fanno lo stesso lavoro di quelli regolarmente assunti e con la stessa continuità li si può far passare per lavoratori “a contratto”, negargli ogni diritto, pagarli molto meno del dovuto e tanto per cambiare cacciarli senza sforzo quando si vuole.
I precari, e soprattutto i giovani, accettano queste condizioni perché vivono sempre sotto ricatto. Quella minestra la devono mangiare, altrimenti vengono cacciati e perdono anche quel poco che hanno.----------------------------------------------------------------------e....41anni di lavoro quando li faranno?
nonnofioruccipg nonnofioruccipg 22/11/2010 ore 10:33:43 Ultimi messaggi

(Nessuno)RE: l'ultimo regalino del governo ai lavoratori precari...

@ aqwmaschio: infatti questo e' il bel futuro di merda che abbiamo creato ai nostri giovani....ce n'e' da vantarsi...
aqwmaschio aqwmaschio 22/11/2010 ore 11:12:28 Ultimi messaggi

(Nessuno)RE: l'ultimo regalino del governo ai lavoratori precari...

@ nonnofioruccipg: .ce n'e' da vantarsi... ----io mi vergogno,ma, non sò cosa farci---------e i sindacati cosa dicono? e i lavoratori supertutelati ?, compagni del piffero spettinato cosa dicono. ??? io ,adesso,,, mi prendo in affitto un orticello e pure io mi scanserò se casca il mondo.Bella prospettiva per i posteri...nò non farò quello che non vede, se propio devo farlo ,allora vado a fare l'eremita, tanto il mio stipendio serve solo per pagare le bollette e l'affitto di casa. Stanno meglio i passerotti nei boschi, lontani dagli uomini e dalle donne ;Purtroppo, e per esse che, restiamo a subire; io stò provando a ragionare con -la testa mia che stà sopra le spalle -e tento di non ragionare più sotto la testa e sotto le spalle e soèpra le ginocchia. O.k. qualche lettore se la ride...o.k. andro dal psichiatra ma...quanti politici dovrebbero andarci ?quando per avere la pagnotta ,dovranno andarci essi a zappare, invece che trovarsi la pappa pronta , riveriti e ben serviti,da chi poi? da qualche lavoratore del popolo dei mille euro al mese e dagli 800euro d'affitto per l'abitazione,magari questi lavoratori, gli danno anche il voto ,, ?ma come stanno? fatti loro..Comunque..Io ci provo ,,,, proverò a rinunciare a procreare e, pure a trombare, ma, ma, almeno non mi faccio fottere e sfruttare dai padroni e i figli che non avrò mi ringrazzieranno di non essere stati carne da padroni e carne da cannoni;ricordiamoci della storia ...per millenni ogni 50anni circa ci sono state guerre, guerre pagate dai figli del poveropopolo lavoratore . Dunque,Vado a fare l'eremita, senza auto e senza vestiti firmati scorreggione.Siccome io lo sò che c'è sempre almeno più di uno che legge e ride e ghigna di me,,,proseguo a scrivere,--- sperando che rida anche quando non vorrebbe.-Con me finisce la stirpe dei servi, andassero essi a zappare i signori schiena di vetro e dentiere d'acciaio .
redetoby redetoby 22/11/2010 ore 11:17:16 Ultimi messaggi

(Nessuno)RE: l'ultimo regalino del governo ai lavoratori precari...

@ nonnofioruccipg: L'avevo già postata tempo fa . Hai fatto bene a ripostarla . Ora c'è solo una legge che tiene e te spiego ... quando si ha un diverbio con il padrone ....lo si aspetta fuori .. è un ritorno al passato siccome la vogliono così bisogan solo adattarsi ...Come al solito solo una sigla sindacale si è opposta e come al solito quei merdosi di BONANNI e ANGELLITTI subito sissignore .. TRanquillo che non dura questa musica un po' di pazienza poi vedrai. ;-)
nonnofioruccipg nonnofioruccipg 22/11/2010 ore 11:37:15 Ultimi messaggi

(Nessuno)RE: l'ultimo regalino del governo ai lavoratori precari...

aqwmaschio scrive:
ce n'e' da vantarsi... ----io mi vergogno,ma, non sò cosa farci

ovvio che il ce n'e da vantarsi e' una battuta...
nonnofioruccipg nonnofioruccipg 22/11/2010 ore 11:38:18 Ultimi messaggi

(Nessuno)RE: l'ultimo regalino del governo ai lavoratori precari...

redetoby scrive:
nonnofioruccipg: L'avevo già postata tempo fa . Hai fatto bene a ripostarla . Ora c'è solo una legge che tiene e te spiego ... quando si ha un diverbio con il padrone ....lo si aspetta fuori ..
:many
nelinho nelinho 22/11/2010 ore 12:36:51 Ultimi messaggi

(Nessuno)RE: l'ultimo regalino del governo ai lavoratori precari...

nonnofioruccipg scrive:
CHI E' CAUSA AL SUO MALE PIANGA SE STESSO..ITALIANI POPOLO DI PECORE....CONOSCO GIOVANI DISOCCUPATI E PRECARI CHE VOTANO BERLUSCONI.....CHE MUOIANO PURE DI FAME...
NONNINO TI FACCIO PRESENTE CHE IL PRECARIO LO HANNO LIBERALIZZATO I TUOI COMPAGNI DI MERENDA...........
nelinho nelinho 22/11/2010 ore 12:40:26 Ultimi messaggi

(Nessuno)RE: l'ultimo regalino del governo ai lavoratori precari...

@ nonnofioruccipg: NON MI SEMBRA CHE SI PREOCCUPANO DEI LAVORATORI............GLI AMICI DI SINISTRA PREFERISCONO SVOLAZZARE SUL NOME DI SILVIO............IO DI PROPOSTE DA PARTE DEI TUOI AMICI SULLE PROBLEMATICHE LAVORO NON NE HO MAI SENTITE........PERO DA PARTE DELLA SINISTRA AUMENTARE LE TASSE ALLE PICCOLE IMPRESE SI............IPOCRITI
redetoby redetoby 22/11/2010 ore 12:41:27 Ultimi messaggi

(Nessuno)RE: l'ultimo regalino del governo ai lavoratori precari...

nonnofioruccipg scrive:
redetoby scrive:
nonnofioruccipg: L'avevo già postata tempo fa . Hai fatto bene a ripostarla . Ora c'è solo una legge che tiene e te spiego ... quando si ha un diverbio con il padrone ....lo si aspetta fuori ..

Vedi NOn questo è un tornare indietro quindi quando si torna indietro sapendo cosa accadeva ai tempi ke furono poi non BISOGNA PIANGERE SE UNO VIENE GAMBIZZATO O ALTRO ...io dico ke era meglio risolvere le diversità di opinione in TRIBUNALE che fuori dai cancelli ... VA benissimo così considerato ke la si vuole così!
nelinho nelinho 22/11/2010 ore 12:44:35 Ultimi messaggi

(Nessuno)RE: l'ultimo regalino del governo ai lavoratori precari...

@ nonnofioruccipg: W ZAPATERO
Un esecutivo per la Spagna quasi nuovo di zecca. Il premier Zapatero sembra finalmente consapevole d’essere stato a un pelo dalla crisi di governo che avrebbe portato alle elezioni anticipate e ha finalmente deciso per quel rimpasto tanto chiesto dall’opinione pubblica. Un segnale del direttivo di Madrid che, in realtà, rivela tutt’altro che un cambio di rotta della gestione del Paese: si tratta, infatti, dell’ennesima mossa politica di facciata in vista delle elezioni regionali che partiranno il prossimo novembre.
La pressante richiesta di elezioni anticipate muoveva da più necessità.
La crisi economica che ha portato a un tasso di disoccupazione al di sopra del 20 per cento con ulteriori prospettive di crescita; le difficoltà che trovano le piazze spagnole a riconquistare la fiducia dei mercati finanziari nonostante l’approvazione delle misure d’austerity e della riforma del mercato del lavoro; e l’immagine di un esecutivo socialista sempre più disunito, incoerente e incapace di gestire la crisi hanno fatto lievitare i malumori degli spagnoli. Negli ultimi due anni e mezzo di governo, Zapatero è riuscito ad accumulare non solo le richieste di dimissioni del PP ma anche le durissime critiche di molti ambienti economici (tra i quali anche il potentissimo banchiere Botín e dell’ex ministro socialista e attuale commissario europeo Joaquín Almunia) e dei sindacati e organizzazioni sociali da sempre vicine al PSOE.
Nel rimpasto di ieri Zapatero non ha fissato come priorità le principali necessità del Paese (cioè la creazione di posti di lavoro e la ripresa economica). La ricomposizione del governo ha infatti l’unico scopo di curare le ferite interne al partito in vista delle prossime elezioni amministrative. L’obiettivo ultimo è quello di ottenere i voti necessari per mantenere in piedi il governo, almeno fino al 2012, e di scongiurare così una delle più imbarazzanti catastrofi elettorali degli ultimi decenni (per di più preannunciata dal socialista José María Barreda, presidente della Comunidad de Castilla-La Mancha, che da tempo chiede cambi sostanziali al governo).
Come si legge in un editoriale del quotidiano “El Mundo”, negli ultimi anni il governo ha subito due metamorfosi e nessuna di esse è stata davvero voluta dal presidente del Gobierno. La prima, spiega il giornale, è quella di natura economica avvenuta nel maggio scorso: messo alle strette dai mercati internazionali, Zapatero si è dovuto rimangiare gran parte delle sue promesse elettorali per scongiurare il collasso dell’economia spagnola sulla scia di quella greca. La seconda – quella in atto – è strettamente politica e forzata dalle circostanze: il premier iberico si è trovato infatti l’opposizione anche in casa e la pioggia di critiche non ha giovato di certo l’azione dell’esecutivo.
Non è un caso che nella squadra di governo sono state escluse quelle figure che hanno creato frizioni e forti critiche da parte dallo stesso Partito Socialista ma che, d’altro canto, erano la punta di diamante della “politica creativa” di Zapatero, poi risultata fortemente deludente. La nuova formazione, infatti, punta a dare un’immagine più seria e fiduciosa al governo, lasciandosi dietro quei personaggi "chiacchierati" e abolendo quei ministeri simbolici e ideologici della sua politica (come il ministero dell’Uguaglianza e quello degli Alloggi), che poi si sono scoperti alquanto inutili.
L’esempio più lampante di questa metamorfosi è il ritorno del “felipista” Alfredo Pérez Rubalcaba che, 15 anni dopo, viene rispolverato al vertice di un ministero (quello degli Interni, dove era vicepresidente) guadagnando anche il ruolo di portavoce e di primo vicepresidente del Governo. Il suo compito sarà quello di raccogliere, entro il 2012, i frutti elettorali della lotta contro ETA. Entra in gioco anche Ramón Jauregui come ministro della Presidenza, una figura che non ha mai nascosto gli attriti nei confronti del premier ma che, d’altro canto, gode del rispetto del partito (non a caso si occuperà del coordinamento dell’esecutivo). La 34enne Leire Pajín, invece, è stata tolta dai vertici organizzativi del PSOE, dove non era particolarmente apprezzata, e messa alla guida del ministero della Sanità.
Spariscono dall’esecutivo, invece, la “pasionaria” María Teresa Fernández de la Vega, primo vicepresidente del governo, e le titolari dei due ministeri inventati da Zapatero e tanto contestati: Bibiana Aído y Beatriz Corredor. La prima è l’autrice della famosa legge che permette alle minorenni di abortire senza il consenso dei genitori e che si vanta d’aver inventato frasi che passeranno alla storia (come “il feto è un essere vivo ma non è un essere umano” o che, sotto l’egida del femminismo propugnato dal suo ministero, ha declinato la parola “membro” del governo in “membra”, contagiando anche lo stesso premier); ma non solo, tra le altre cose per cui verrà ricordata c’è il finanziamento a “biblioteche per donne” e a centri di orientamento sessuale per adolescenti, la riscrittura delle fiabe in chiave femminista e l’attivazione di un numero verde per risolvere dubbi dei maltrattatori.
Ma Zapatero le ha pensate tutte e nella nuova scacchiera c’è spazio anche per la riappacificazione politica con altri schieramenti. Al posto di Elena Espinosa, ministro dell’Ambiente, è stato nominato l’ex sindaco di Cordoba Rosa Aguilar, prima membro di Izquierda Unida (la sinistra radicale spagnola che non solo è eurocomunista ma è anche apertamente repubblicana) e oggi politico indipendente che non appartenente al PSOE. La ciliegina sulla torta però è quella del cambio ai vertici del ministero del Lavoro. Ad ottenerne la guida è Valeriano Gómez, ex segretario generale del Lavoro e figura vicina al sindacato di sinistra UGT. Con queste due mosse Zapatero ambisce con un solo colpo a rubare qualche voto dell’estrema sinistra e a fare l’occhiolino alle organizzazioni del lavoro, le stesse che sono scese in campo lo scorso 29 settembre per protestare contro la riforma del lavoro con uno sciopero generale.
Ora la questione è capire se la nuova squadra di governo sarà capace di dare davvero una svolta alla guida del Paese. Il fatto che il segretario generale del partito d’opposizione, María Dolores de Cospedal, sia stata pizzicata da un microfono acceso dei giornalisti mentre ammetteva che il nuovo esecutivo è migliore del precedente “dal punto di vista della proiezione pubblica” dà qualche speranza ai socialisti. E’ vero però che aver lasciato intatto il ministero dell’Economia di Elena Salgado nonostante finora non ci siano stati segnali di ripresa economica e la scelta di Valeriano Gómez al dicastero del Lavoro, per molti è il presagio di una nuova fase schizofrenica della politica di Zapatero: infatti, il nuovo ministro del Lavoro – una posizione strategica per la ripresa spagnola – appena qualche giorno fa si trovava in piazza a manifestare contro la stessa riforma che d’ora in poi dovrà difendere con le unghie. Insomma, il secondo round del premier Zapatero sembra proprio partire col piede sbagliatoW ZAPATERO
nonnofioruccipg nonnofioruccipg 22/11/2010 ore 12:53:43 Ultimi messaggi

(Nessuno)RE: l'ultimo regalino del governo ai lavoratori precari...

nelinho scrive:
NONNINO TI FACCIO PRESENTE CHE IL PRECARIO LO HANNO LIBERALIZZATO I TUOI COMPAGNI DI MERENDA...........

verissimo...merde pure loro....
Carlitoswai.70 Carlitoswai.70 22/11/2010 ore 13:14:16

(Nessuno)Storia del Precariato

@ nonnofioruccipg:


Storia del Precariato
Breve storia del precariato e dei movimenti dei precari nella scuola italiana

di Giuseppe Patroncini
da "Il lavoro di supplente", Roma 2000

omissis…
la 1° parte parla del precariato in Europa.

Il precariato ieri e oggi

Se il precariato è onnipresente nella storia della scuola italiana, tuttavia occorre prendere atto che tra il precariato degli anni settanta e quello di oggi vi sono differenze costitutive rilevanti.
Il precariato all’inizio degli anni settanta era più numeroso: era quasi la metà del personale allora in servizio, il che vuol dire che si aggirava permanentemente intorno al mezzo milione di unità.

Era egualmente diffuso a livello nazionale, nelle diverse classi di concorso e nei diversi gradi di scuola. Ed era il frutto del boom scolastico e della mancanza di programmazione: la crescita della scolarizzazione tra il 1960 ed il 1975 era stata così impetuosa da mandare in "tilt" non solo la macchina amministrativa della scuola italiana insieme agli equilibri sociali, ma anche il tradizionale sistema di reclutamento basato sul concorso, fino ad allora nazionale, per cui come si conveniva per tutti gli impieghi pubblici, dal militare al magistrato, passando per le "mezze maniche", non vi era chi, appena entrato in ruolo, non avesse fatto il suo viatico in qualche provincia lontano da casa.

Il precariato di oggi è molto meno numeroso: è difficile fare un calcolo preciso ma non si è lontani dal vero se si ragiona su circa 120.000 persone, mettendo insieme i supplenti su cattedra vacante e disponibile, quelli su cattedra vacante ma non disponibile e quelli impegnati nelle varie sostituzioni temporanee più o meno lunghe. E’ diversamente distribuito nelle classi di concorso: circa i due terzi dei posti vacanti e disponibili appartengono a non più di una dozzina di classi di concorso, su oltre cento, oppure sono posti di sostegno.

E’ diversamente distribuito per provincia: le cattedre e i posti vacanti e disponibili sono soprattutto nelle province dell’arco alpino da Cuneo a Udine o in Sardegna. Per questo sulla stampa compaiono spesso interpretazioni un po’ schizofreniche secondo cui alternativamente di posti vacanti non ce ne sarebbero o ce ne sarebbero decine di migliaia.

Ma soprattutto il precariato nella scuola non è più frutto del boom scolastico o della mancanza di programmazione, ma spesso delle stesse misure economiche ed amministrative. Tra una tornata concorsuale l’altra sono passati in certi casi circa dieci anni e questo ha pesato soprattutto su quella dozzina di classi di concorso e su quelle province di cui si è già detto. Poi una serie di leggi, a partire dalla finanziaria del 1993, ha posto vincoli amministrativi alle assunzioni in ruolo, col risultato che laddove prima si scorrevano le graduatorie oggi si mantengono in servizio dei supplenti annuali. Infine, il mutato clima nei confronti della spesa, intrecciato con il ridimensionamento, a volte solo ufficiale, degli organici ha indotto ad un più ampio ricorso all’istituzione di posti in organico di fatto anziché in organico di diritto: anche su questi non è possibile assumere in ruolo, col risultato che vi vivacchiano i supplenti annuali.

Vivacchiano perché le stesse norme, che hanno imposto di non mettere questi posto a concorso, hanno tolto ai supplenti annuali il pagamento delle vacanze estive.

Precariato e sindacalismo
Nondimeno quello col precariato è un rapporto che ha segnato molto la vita e la storia del sindacalismo scolastico italiano, in primo luogo della Cgil Scuola.

Vale la pena di ricordare quanto le vicende del precariato e la lotta per la stabilizzazione del posto di lavoro siano all’origine della storia del nostro sindacato e quanto queste a loro volta siano state unite alla ridefinizione dei diritti e dei doveri del personale docente.

Il movimento degli insegnanti sviluppatosi tra il 1968 ed il 1973 rivendicava l’abolizione dei concorsi ordinari e l’immissione in ruolo del personale precario attraverso un formazione universitaria ad hoc (obiettivo in fase di attuazione solo oggi!) e allo stesso tempo tutte quelle misure di riconoscimento dei diritti e dei doveri dell’insegnante (un primo tentativo di definizione di stato giuridico fu avanzato nel 1972 dal Ministro democristiano Misasi e bocciato dal suo stesso partito!), di partecipazione democratica, di contrattazione sindacale, di sperimentazione didattica, che furono ricomprese, in qualche modo, nei decreti delegati del 1974.

Non è un caso che la data di inizio di questa vicenda coincida con la fondazione della Cgil Scuola e la sua fine coincida con la stipula del primo accordo contrattuale della storia del sindacalismo scolastico italiano. E comunque in ventisette anni i movimenti rivendicativi del personale precario, congiunti all’azione contrattuale del sindacato hanno prodotto ben sette leggi di immissione in ruolo e di revisione dei meccanismi di reclutamento: in media più di una ogni quatto anni. Una frequenza che al di là di ogni polemica dimostra quanto i bisogni del precariato e l’esigenza della stabilità del personale della scuola siano ben iscritti nei cromosomi del movimento sindacale confederale italiano e in particolare della Cgil Scuola.

Il movimento dei precari negli anni settanta


Il movimento si sviluppò attraverso i blocchi degli scrutini del 1969 e del 1970, proclamati allora da tutti i sindacati. Ed anche allora non mancarono le polemiche del caso. Un primo successo fu ottenuto con la legge 6 dicembre 1971 n. 1074 che introduceva gli incarichi a tempo indeterminato e istituiva i corsi abilitanti speciali. Il primo provvedimento dava tranquillità al personale precario che nelle graduatorie di supplenza si collocava in posizione utile per occupare una cattedra vacante: questo personale diventava sostanzialmente illicenziabile fino all’ ottenimento dell’abilitazione, a seguito della quale sarebbe avvenuta
l’assunzione in ruolo.

I corsi abilitanti speciali erano invece riservati al personale incaricato a tempo indeterminato della scuola secondaria e consentivano di ottenere l’abilitazione senza passare attraverso il concorso anticipando i corsi universitari.
I corsi abilitanti speciali, che furono avviati nel 1972, si dimostrarono un volano di organizzazione sindacale e di movimento incredibile: i precari organizzati in delegati di corso esercitarono un rigido controllo sugli esiti e fecero dei corsi abilitanti una sorta di sede permanente di confronto del movimento. Le istanze che sorgevano dai corsi venivano poi riportate nelle assemblee sindacali provinciali che si tenevano di frequente, assicurando un legame tra movimento e organizzazioni sindacali non privo di polemiche ma sicuramente saldo.

Nei mesi di ottobre e novembre del 1972 quattro giorni di sciopero, due indetti da Cgil Cisl e Uil e due dai sindacati autonomi per infrangere le resistenze del governo neocentrista di Andreotti, in cui Scalfaro aveva sostituito Misasi alla pubblica istruzione, ottennero una larga adesione della categoria. L’iniziativa si mantenne ad un livello talmente alto da suscitare l’attenzione, oltre che del mondo politico, anche di tutto il movimento sindacale. Tanto che nella primavera del 1973 la situazione rischiò di sfociare in uno sciopero generale nazionale dei lavoratori di tutte le categorie a sostegno dei lavoratori della scuola.

Fu questa minaccia che sciolse le ultime resistenze ministeriali e sull’onda di questo movimento e di questa solidarietà si ottennero allora, in una sequenza temporale significativa, il primo contratto (17 maggio 1973), nuove norme per l’assunzione in ruolo (30 luglio 1973) e i decreti delegati (13 settembre 1974). La legge delega 30 luglio 1973 n. 477 fu il primo di una lunga serie di interventi sul reclutamento: l’art. 17 prevedeva le assunzione in ruolo, attraverso l’inserimento in una graduatoria ad esaurimento, di tutto il personale a tempo indeterminato abilitatosi con i corsi abilitanti speciali (i docenti elementari, il cui titolo era abilitante entravano invece automaticamente, cosa che si ripeterà in tutti i provvedimenti successivi fino al 1989) e l’istituzione di nuovi corsi abilitanti ordinari, in attesa che la riforma dell’università istituisse la formazione abilitante universitaria. Entrarono in ruolo circa 200.000 lavoratori, i cosiddetti "diciassettisti".

La legge 463/78
Ma in un’epoca che era ancora di grande espansione scolastica l’operazione non esaurì tutto il precariato, anzi tra il 1974 ed il 1978 se ne formò in abbondanza di nuovo.

Anche in questo caso lo svolgimento dei corsi abilitanti ordinari del 1975-1976 si dimostrò un forte fattore di organizzazione e di coesione del movimento: le forme di organizzazione e di controllo già sperimentate in precedenza furono ripetute. L’obiettivo era quello di riprodurre in chiave più vasta quello che si era ottenuto nel 1973. Nel 1977, in base ad un’intesa tra i sindacati confederali e il Ministro Pedini, cominciò ad essere discusso un disegno di legge per l’immissione in ruolo di tutti gli incaricati a tempo indeterminato abilitati.

Questo significava l’immissione in ruolo per almeno 150.000 persone. Ma il prezzo dello scambio era rappresentato da due contropartite non di poco conto: la restaurazione del concorso come forma ordinaria di reclutamento, sempre in attesa della riforma universitaria che istituisse una formazione iniziale dei docenti a quel livello, e la sostituzione dell’incarico a tempo indeterminato con l’incarico annuale, che rimetteva l’incaricato su cattedra vacante di nuovo di fronte al rischio della licenziabilità. Lo scambio non mancò di creare contrasti all’interno del movimento, in primo luogo diviso tra chi comunque risultava garantito e chi no, e tra questi ultimi e le organizzazioni sindacali. E diede anche luogo alla nascita di effimeri tentativi di sindacalismo alternativo, come il Coordinamento nazionale lavoratori della scuola, nato da alcuni coordinamenti dei precari. Dietro non c’erano comunque solo questioni sindacali: erano gli anni del "Compromesso storico", del Governo di unità nazionale e del Congresso dell’ EUR e c’era chi, dietro questo ed altri accordi, leggeva solo connivenze e moderatismi strumentali. Ad ogni modo la legge fu approvata il 9 agosto 1978 col numero 463: nel frattempo era però avvenuta un’assunzione di personale a tempo indeterminato tale da portare il numero dei neo immessi in ruolo alla cospicua cifra di 250.000 persone, con buona pace di quanti un anno prima si ritenevano insoddisfatti.

Il movimento per la legge 270/82
I concorsi ordinari restaurati con la legge 463/78 avrebbero dovuto svolgersi ogni tre anni, ma la scadenza non fu mai rispettata e non solo per scelta del Ministero. Il fatto è che, pur in presenza di fenomeni consistenti prima di stabilizzazione e poi di calo della popolazione scolastica che investivano soprattutto la scuola dell’obbligo, la scuola secondaria superiore continuava ad espandersi e, se si pensa che gli ultimi corsi di abilitazione erano cominciati nel 1975, va detto anche che numerosi supplenti avevano cominciato a lavorare dopo quella data. Nel 1980, a cinque anni dai corsi abilitanti e a due dall’ultima sanatoria, il personale docente e non docente incaricato annuale superava già la cifra di 100.000 addetti. Vi era quindi in quell’anno "materia" sufficiente a dar vita ad un nuovo movimento della portata di quello degli anni precedenti. Contribuivano ad alimentarlo non solo la popolazione scolastica, ma anche l’aumento del fabbisogno scolastico: i corsi pomeridiani di studio sussidiario, le libere attività complementari, le attività integrative della scuola elementare, i corsi "150 ore" per lavoratori aumentavano l’organico di fatto senza che per questo quei posti venissero tenuti in considerazione per le immissioni in ruolo. E la prima reazione di queste persone, che avevano visto i loro colleghi di poco più anziani, con cui lavoravano gomito a gomito, beneficiati dalle leggi del 1973 e del 1978, era quella di ritenersi vittima di un’ingiustizia della storia. Quindi la prima rivendicazione era quella di tornare all’incarico a tempo indeterminato e di bloccare i concorsi ordinari, sperando in qualche corso abilitante. Giova per altro ricordare che, mentre per la scuola secondaria e per la scuola materna le leggi di sanatoria erano comunque collegate ai corsi abilitanti, era entrata in ruolo "ope legis" , cioè senza neppure una parvenza di selezione, una parte cospicua del personale: vale a dire tutto il personale non docente, gli insegnanti tecnico pratici e i maestri elementari, per i quali il titolo magistrale che si conseguiva a 18 anni era riconosciuto già di per sé come abilitante. Sicché nel 1980, Ministro della pubblica istruzione il liberale Valitutti, fu presentato un disegno di legge, noto col numero 1112, teso dare in qualche modo soddisfazione alle richieste dei precari. In qualche modo, perché non si restaurava, come il movimento pretendeva, l’incarico a tempo indeterminato, anzi l’incarico annuale diventava supplenza annuale, cioè un’ulteriore precarizzazione. Non si sarebbero fatti corsi abilitanti ma solo un esame abilitante riservato agli incaricati annuali e a qualche altra categoria di precari. E qui entrava in gioco un altro fattore, quello dei piccoli gruppi di pressione e delle mille nicchie in cui era organizzato l’universo scolastico e parascolastico italiano: i corsi Cracis, le scuole popolari, le scuole domenicali, i supplenti all’estero, gli "aspecifici" di educazione fisica e di educazione musicale (per capire la particolarità basti pensare che ancora oggi alcuni di questi casi sono irrisolti e la stessa ultima legge 124 del 1999 ne ha preso in considerazione la soluzione forse definitiva). Per fare fronte a tutte queste situazioni la legge prevedeva l’istituzione della dotazione organica aggiuntiva, la Doa, progenitrice della Dop ed embrione di quell’organico funzionale di cui già allora si parlava con le migliori intenzioni, che però sarebbero andate presto frustrate. Comunque erano 40.000 posti in più nell’organico di diritto, utili, cioè, per l’immissione in ruolo. La discussione della legge fu lunga e laboriosa, bloccata da crisi di governo ogni qualvolta sembrava che un ramo del Parlamento dovesse approvarla. E infatti non sarà Valitutti a gestirne il finale, ma l’inossidabile Falcucci, già nota al mondo della scuola per il suo ruolo di sottosegretaria all’istruzione in numerosi governi precedenti. Così una mobilitazione caratterizzata da tumultuanti assemblee, presìdi davanti ai provveditorati e frequenti manifestazioni cittadine finì col convergere nella manifestazione nazionale del personale precario, organizzata da Cgil Cisl e Uil, che si svolse a Roma il 5 febbraio 1982 quando circa 25.000 precari sfilarono davanti al Ministero. La legge fu approvata il 20 maggio 1982 col numero 270. Istituiva una graduatoria ad esaurimento per gli incaricati annuali e una sessione riservata di abilitazione, e alla fine si era riusciti ad ottenere anche che fosse preceduta da corsi di preparazione (ma formatori ed esaminatori non erano le stesse persone!). Comunque tra il 1982 e il 1984 circa 150.000 persone beneficiarono gradualmente dell’immissione in ruolo. Nel frattempo venivano riattivati anche i concorsi ordinari che si svolsero tra il 1983 e il 1985, a quasi 15 anni dai precedenti, che si erano conclusi nel 1969.

La legge 326/84
Una coda della legge 270/82, prevista espressamente da due articoli, venne gestita con la legge 16 luglio 1984 n. 326. Inizialmente avrebbe dovuto riguardare alcune tipologie di insegnanti già in servizio negli anni settanta, ma fu l’occasione per una nuova rivendicazione da parte dei supplenti annuali del 1982-ë83 e del 1983-ë84 che erano rimasti esclusi dai benefici della L. 270/82.

La legge prevedeva una graduatoria speciale ad esaurimento per il personale con supplenza annuale del provveditore fino a quell’anno che si fosse abilitato o nella sessione riservata prevista dalla legge 270/82 o con i concorsi ordinari. Non era prevista quindi nessuna nuova sessione riservata di abilitazione. Gli aspiranti inseriti nella graduatoria ad esaurimento avevano anche il diritto alla precedenza assoluta nel conferimento delle supplenze, principio che fu istituito allora e che dura tuttora. Ma la provincia dove si era svolta la supplenza annuale, quella in cui si era inseriti in graduatoria e quella in cui si esercitava la precedenza assoluta dovevano coincidere.

La condizione precaria
Si può dire che la legge 270/82 sia stata l’ultima delle grandi leggi di sanatoria: con tre leggi infatti nell’arco dei dieci anni che vanno dal 1974 al 1984 furono immesse in ruolo circa 600.000 persone su un personale che in quegli anni si aggirava su 1.100.000 unità.

Ma il termine di riferimento non è solo quantitativo: la legge chiude quella che potremmo definire la fase espansiva e la costituzione della Doa, al di là dell’uso clientelare che poi se ne fece ai fini dei trasferimenti, sanziona bene la comprensione e il riconoscimento di tutte le attività che avevano investito la scuola italiana nella fase della sua crescita: la trasformazione delle attività integrative della scuola elementare in tempo pieno o delle libera attività complementari in tempo prolungato nella scuola media non sarebbero concepibili senza questo riconoscimento. Ma anche dal punto di vista dei rapporti di lavoro si chiudeva un ciclo, dagli incarichi annuali o triennali degli anni sessanta si era passati agli incarichi a tempo indeterminato, poi di nuovo agli incarichi annuali ed infine alle supplenze annuali. E anche il ricorso alle supplenze diventava più difficile: l’art. 19, quello dello straordinario obbligatorio, imponeva che fino a 10 giorni di assenza i docenti fossero obbligati a sostituire i colleghi assenti. Negli anni settanta la condizione del personale supplente era scarsamente considerata: il Dpr 417/74, il decreto delegato che sanciva lo stato giuridico dei docenti, non prevedeva nemmeno la possibilità di un’assenza. Questa la si deduceva dai limiti di sostituibilità con personale interno alla scuola: sei giorni. Facevano eccezione i maestri elementari per i quali era prevista, per concessione ministeriale registrata solo su una circolare (sic!), la possibilità di assentarsi per un mese a stipendio pieno (dimezzato al primo anno di supplenza). Ma negli anni settanta la condizione supplente era considerata transitoria: gli incaricati a tempo indeterminato avevano quasi tutti gli stessi diritti di quelli di ruolo, almeno quelli fondamentali. Non era più così per i supplenti annuali: per loro veniva prevista la possibilità di assentarsi, solo per malattia, un mese al 100% dello stipendio e due al 50% (ma un mese solo al 50% se si era al primo anno di servizio) e successivamente, nel 1988, verrà comunque garantita loro la possibilità di assentarsi anche fino a sei mesi, di cui tre evidentemente non retribuiti. Cresceva perciò nel corso degli anni ottanta la consapevolezza che anche la condizione precaria andasse regolamentata.


La ripresa del movimento alla fine degli anni ottanta


Sul finire degli anni ottanta il precariato aveva raggiunto nuovamente cifre significative. Ciò ridiede fiato ad una serie di rivendicazioni, che furono sintetizzate nella procedura che da quel momento si chiamerà "doppio canale". In pratica si trattava di fare tesoro dell’esperienza sul reclutamento accumulata negli ultimi quindici anni, durante i quali graduatorie di personale abilitato avevano o sostituito o affiancato le tradizionali graduatorie di merito dei concorsi ordinari: l’idea era quindi quella di istituire un meccanismo che al 50% funzionasse per chiamata dalle graduatorie di merito e per il 50% da una graduatoria permanente degli abilitati. Ma prima che tali principi iniziassero ad essere collaudati con la legge 27 dicembre 1989 n. 417, bisognava fare i conti con uno dei bisogni primari del precariato: quello di non sprecare abilitazioni già acquisite o concorsi già superati. Vi erano infatti in circolazione dal 1984 non poche persone in queste condizioni. Il movimento dei precari di quegli anni attraversò i sussulti che investirono tutto il corpo docente, in parte mischiandosi ai più ampi movimenti, in parte restandone offuscato. Non c’è dubbio che i precari diedero un grande contributo al grande sciopero generale della scuola organizzato da Cgil Cisl e Uil nel 1986, il più grande nella storia del movimento sindacale nella scuola, così come presero parte alla contestazione dei Cobas e furono anzi la "fanteria" del blocco degli scrutini del 1987, senza riceverne tuttavia grandi benefici, dal momento che le spinte salariali di quegli anni lasciarono ben poco spazio a nuovi investimenti per nuove assunzioni. Così la legge 4 luglio 1988, n. 246 diede soddisfazione solo alla porzione più anziana di precariato. I servizi di riferimento, infatti, risalivano al periodo 1975-1981. Chi possedeva due anni di servizio in questo periodo accedeva a due graduatorie in due province diverse: una corrispondente a quella di servizio, l’altra scelta liberamente. Questa seconda graduatoria fu di lì a poco trasformata in graduatoria nazionale. Per i non abilitati era previsto un esame di abilitazione, che però non era preceduto da corsi abilitanti.

Il doppio canale
La legge 27 dicembre 1989 n. 417, invece, istituì, a fianco del concorso ordinario (concorso per esami e titoli) e della relativa graduatoria di merito, il concorso per soli titoli: in pratica si trattava di una graduatoria permanente a cui accedevano tutti gli abilitati con 360 giorni di servizio negli ultimi tre anni. In prima applicazione, dato il ritardo nell’indizione dei concorsi ordinari che iniziarono solo nel 1991-ë92, finì con l’essere soddisfatta la rivendicazione dei precari che esigevano per il concorso per soli titoli il 100% dei posti. Inoltre in quell’occasione i docenti elementari di sostegno (ma non quelli su posto comune) e gli insegnanti tecnico pratici entrarono in ruolo ancora una volta "ope legis" . Per il personale precario non abilitato era prevista un’ abilitazione riservata consistente in un esame senza alcun corso di preparazione. Per gli inseriti nella graduatoria del concorso per soli titoli era prevista la precedenza assoluta nel conferimento delle supplenze.

Uno stato giuridico per i precari

Negli anni tra il 1990 e il 1992, tra abilitazioni riservate e concorsi ordinari, ebbe luogo un’ondata di iscrizioni a graduatorie e di assunzioni. Queste ultime furono circa 100.000 e si raggiunse il più basso livello nel conferimento delle supplenze annuali da parte dei provveditori agli studi, con un precariato praticamente limitato alle sostituzioni e non più alla copertura di cattedre vacanti.

Qualcuno imprudentemente inneggiò anche alla fine del precariato nella scuola. Ma mentre per il concorso per soli titoli si procedette con regolarità a bandi triennali, lo stesso non avvenne per i concorsi ordinari, che negli anni novanta furono abbastanza regolari solo nella scuola elementare. A ciò si aggiunsero, a partire dal 1993, alcuni vincoli nelle assunzioni in ruolo finalizzati al contenimento della spesa pubblica, che fecero nuovamente e rapidamente lievitare le supplenze annuali. In particolare fu introdotta una restrizione nelle assunzioni, che imponeva di non utilizzare, ai fini delle nomine in ruolo, i posti e le cattedre di cui non fosse sicura la conservazione anche nell’anno successivo. Questa misura si andava a sommare alle operazioni di utilizzazione del personale soprannumerario in classi di concorso diverse da quelle di appartenenza, con il corollario di sottrazione di posti anche in questo caso alle nomine in ruolo. In altre parole, come se non bastasse il mutato clima politico e culturale improntato al neoliberismo, si accentuavano gli elementi che favorivano la crescita dell’organico di fatto rispetto a quello di diritto. Sicché verso la metà degli anni novanta la situazione del precariato si caratterizzava nuovamente per un sostanziale equilibrio numerico tra i supplenti temporanei impegnati nelle sostituzioni dei colleghi assenti e quelli a vario titolo impegnati nelle supplenze annuali. Ma la sottrazione di posti alle nomine in ruolo aveva avuto conseguenze anche sul rapporto di lavoro: la supplenza annuale fino al termine dell’anno scolastico (31 agosto), col conseguente pagamento delle vacanze estive, beneficio che in origine spettava a tutti coloro che avessero raggiunto un certo numero di giorni di servizio, era rimasta prerogativa solo di coloro che con nomina del provveditore avessero occupato una cattedra utile all’immissione in ruolo. Fin dal 1983 una legge finanziaria aveva tolto questa prerogativa ai supplenti impegnati in sostituzioni annuali e la legge finanziaria del 1993 aveva istituito la supplenza annuale fino al termine delle attività didattiche (per convenzione solitamente il 30 giugno) per i posti vacanti ma non disponibili per nomina in ruolo. Inoltre il vantaggio a suo tempo accordato ai docenti della scuola elementare in termini di malattia veniva unilateralmente ritirato. Diventava quindi importante ridefinire una sorta di stato giuridico dei precari in merito soprattutto al problema delle assenze. La cosa fu fatta col contratto nazionale di lavoro del 1995: il passaggio, avvenuto allora, dalla contrattazione pubblica a quella di diritto comune apriva la possibilità di affrontare con meno vincoli anche i rapporti di lavoro più particolari. Si ottenne in quella circostanza che ai supplenti temporanei di tutti i gradi di scuola fossero riconosciuti trenta giorni di assenza per malattia retribuiti al 50%, mentre per le varie tipologie di supplenti annuali fu mantenuto il vecchio trattamento, anzi quest’ultimo venne migliorato nel contratto del 1998 con l’abolizione delle riduzioni al trattamento economico previste nel primo anno di servizio. A tutti i supplenti vennero poi riconosciuti permessi non retribuiti fino a sei giorni, che si aggiungevano a tutti i permessi di carattere più universale (matrimonio, assistenza parenti portatori di handicap, diritto allo studio).

L’ultimo movimento dei precari e la legge 124/99

Ma il rinfoltirsi delle schiere dei precari non poteva non favorire la ripresa di nuovi movimenti rivendicativi, a maggior ragione sollecitati dalle "privazioni" imposte per legge nel 1993-1994. Aggravavano il tutto una serie di misure volte ad appesantire i concorsi e la revisione delle classi di concorso e di alcuni ordinamenti scolastici della secondaria superiore che modificavano titoli di accesso e cancellavano insegnamenti e cattedre.

Tra il 1994 ed il 1995, nella convulsa situazione politica della cosiddetta fine della "prima repubblica", riprese un’ agitazione, caratterizzata da rivendicazioni frammentarie di gruppi differenti di precari (abilitati, non abilitati, insegnanti di sostegno, docenti di religione, ecc.).

Non a caso questa vicenda nacque da un gruppo di docenti siciliani dipendenti dall’amministrazione regionale e da questa liquidati, che "chiedevano asilo" alla scuola statale, si estese subito alle province del nord dove più frequenti erano le supplenze annuali anche tra i non abilitati, e vide come protagonisti non solo le organizzazioni sindacali, ma numerosi gruppi: oltre ai vari coordinamenti provinciali, più o meno vicini ai sindacati, due o tre autodenominatisi Coordinamento nazionale dei precari, addirittura un Sindacato nazionale dei precari, un paio di associazioni nazionali di docenti di sostegno e, forse il più significativo tra questi gruppi, un Comitato insegnanti precari, per non parlare di comitati e associazioni organizzate per disciplina o per titolo di studio, rinfocolate dalle riforme delle cattedre e delle classi di concorso che modificavano le consistenze organiche.

In poco tempo l’agitazione mise capo anche ad un risultato tanto improvvisato quanto effimero: un disegno di legge per l’ istituzione di corsi abilitanti fu presentato sul finire del 1995 dalla maggioranza di destra allora al governo, in particolare dai suoi parlamentari siciliani.

La cosa era tanto più strana e dal vago sapore elettoralistico, dal momento che la stessa maggioranza imputava alle politiche di sanatoria la bassa qualità dell’insegnamento. sull’approssimazione della previsione di spesa e sulla difficile individuazione e definizione dei beneficiari.

Ma ormai l’ipotesi di una legge che sanasse la situazione era sul tappeto. Venne così presentato dal nuovo governo dell’Ulivo nel 1996 un disegno di legge, Ed infatti la legge si arenòprima 932 poi 932-bis, che rivedeva tutta la normativa sul reclutamento e sulle supplenze, pur non mettendo in discussione il principio del doppio canale.

Era questo l’esito di un movimento, come abbiamo visto, frammentato dove entravano interessi diversi, alcuni dei quali matureranno anche nel lungo iter di discussione della legge (oltre mille giorni): quello dei docenti inseriti nelle graduatorie di merito dei passati concorsi, che si opponevano a nuovi bandi e che ottennero l’ingresso nella nuova graduatoria permanente a prescindere dal servizio; quello dei docenti di sostegno che, in quanto già specializzati, avrebbero voluto l’ope legis e una classe di concorso a sé ma che ottennero solo un’abilitazione riservata particolare; quelli che nel frattempo, avendo maturato i diritti del vecchio doppio canale, avrebbero voluto il ritorno a questo ma che ottennero solo una fascia apposita nelle graduatoria permanente; quelli della stessa amministrazione centrale e periferica che ottennero l'eliminazione delle graduatorie provinciali delle supplenze. Una frammentazione complicata e difficile da governare, col rischio di compromessi che per accontentare tutti finivano col non soddisfare pienamente nessuno e con una procedura convulsa punteggiata dalle interruzioni della vita politica e dagli allarmismi generati dall’indizione dei nuovi concorsi alla vigilia dell’approvazione della legge. Ne è uscita appunto la legge 124 del 3 maggio 1999, attualmente in vigore, che prevede, a fianco delle graduatorie di merito dei concorsi, l’istituzione di una graduatoria permanente, organizzata a fasce "di annata" (o, meglio, di scadenza concorsuale), utile sia per le assunzioni in ruolo sia per il conferimento delle supplenze annuali da parte dei provveditori, mentre per le supplenze temporanee, abolite le graduatorie provinciali, ci si affida alle sole graduatorie d’istituto, all’interno delle quali chi è in graduatoria permanente conserva la precedenza assoluta.

I piatti forti della legge sono comunque due: l’ampliamento dei beneficiari del diritto di ingresso in graduatoria, per il quale non occorrono più i fatidici 360 giorni di servizio statale, e l’istituzione di una sessione riservata di abilitazione preceduta da corsi di preparazione. Quest’ultimo risultato, soprattutto, riporta le condizioni di abilitazione ad una situazione favorevole per gli aspiranti, che non si verificava dagli anni settanta. Tutto a posto dunque? Purtroppo no, perché la legge deve essere collaudata, soprattutto nella parte che riguarda la gestione delle graduatorie, delle nuove regole e dei punteggi per le supplenze, perché nell’attuazione della sessione riservata ci sono stati errori e ritardi che hanno complicato e stanno ancora complicando la gestione e perché, equilibrati in qualche modo i diversi interessi presenti nel campo dei precari, hanno già fatto capolino quelli dei "precari di domani", in particolare quelli degli studenti delle scuole di specializzazione universitaria e delle facoltà di scienze della formazione primaria, due istituzioni che, richieste dalla Cgil Scuola alla fine degli anni sessanta e avviate solo nel 1999, prefigurano il futuro sistema di abilitazione. Ma questa è cronaca dell’oggi.

http://sites.google.com/site/midanazionale/riferimenti-normativi/storia-del-precariato


---------questo è stato ereditato, grazie agli sciagurati interventi dei governi di allora.
ed ora questo esecutivo, con la crisi mondiale finanziaria DOVREBBE PORVI RIMEDIO?

non ci sono soldi, rivolgetevi ai relatori... parruconi senza cervello.

nonnofioruccipg nonnofioruccipg 22/11/2010 ore 13:17:27 Ultimi messaggi

(Nessuno)RE: l'ultimo regalino del governo ai lavoratori precari...

Carlitoswai.70 scrive:
non ci sono soldi, rivolgetevi ai relatori... parruconi senza cervello.
CI SONO CI SONO I SOLDI....BASTA SAPERE DOVE ANDARLI A PRENDERE...E AVERNE LA VOLONTA'...POLITICA INDIPENDENTEMENTE DAGLI SCHIERAMENTI...
Carlitoswai.70 Carlitoswai.70 22/11/2010 ore 13:21:46

(Nessuno)RE: l'ultimo regalino del governo ai lavoratori precari...

@ nonnofioruccipg:

in banca? magari con un coltellino, opure usando il metodo d'amato.
sai, quello strisciante che nottetempo navigò nei NOSTRI cc bancari e si ciucciò il 6x1000.

va bene così o proponi altro?
nonnofioruccipg nonnofioruccipg 22/11/2010 ore 13:24:40 Ultimi messaggi

(Nessuno)RE: l'ultimo regalino del governo ai lavoratori precari...

Carlitoswai.70 scrive:
@ nonnofioruccipg:

in banca? magari con un coltellino, opure usando il metodo d'amato.
sai, quello strisciante che nottetempo navigò nei NOSTRI cc bancari e si ciucciò il 6x1000.

va bene così o proponi altro?

NO NO......CON LA TASSAZIONE..... TASSE E TASSE LOTA ALL'EVASIONE VERA....
BOLLI AUTO RADDOPPIATI DALLA CILINDRATA 2500 IN SU.
TASSAZIONE DELLE RENDITE....
REIMMISSIONE DELLA TASSA DI SUCCESSIONE...
ECC ECC....

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