Politica

Politica

di destra, di centro o di sinistra... non importa. Discutiamo "civilmente" dell'operato dei nostri politici.

c.ioccolatino111 c.ioccolatino111 20/01/2019 ore 21.05.08 Ultimi messaggi
segnala

(Nessuno)RE: Baciamo le mani....

@Gio.1947 :

Scusami, mi hanno interrotta :-)))

dov'ero rimasta?

ah, ho letto e mi è stato detto che i Savoia rubarono anche le industrie delle armi al sud per portarle ovviamente al nord... beh, la Beretta nacque già nel 1526 e quindi ben 3 secoli prima della sfortunato Regno d'Italia, quindi non riesco ad immaginare il signor Pietro con pezzi di armi sulle spalle e magari chiedere ai 1000 garibaldini di aiutarlo nell'impresa.

Oltre la Beretta, c'è la Davide Pedersoli. Leonardo di Caprio venne a BS nel 2014 a ritirare un meraviglioso fucile di caccia dell'800 ... naturalmente era una bellissima replica costruita nei minimi particolari che l'attore usò nel suo film "The Revenant". (redivivo... il film mi è piaciuto fes)
L'armeria Pedersoli, anch'essa ha sede a G.V.Trompia, è un' azienda leader nella produzione di repliche ad avancarica e armi western e fu fondata nel 1957.
Dunque... ho risposto al belligerante partenopeo che mi pareva improbabile fosse stata smantellata e rubata una qualsiasi armeria napoletana dopo il 1861 dai bresciani. E magari ... ad insegnare come creare un'arma di lusso che usano gli americani nei films d'epoca e di cow-boy... sono saliti i napoletani a fare da maestri. :-)))
Non l'avessi mai scritto... l'odio sprizzava dal web e anziché discutere civilmente, le sue risposte alle mie domande, (che potevano essere sciocche e ingenue, non discuto) sono state delle proprie carinerie scritte.... ma te le risparmio. :-)

Ci sta pure l'armeria Scaravelli fondata però nel 1946 (se fosse stato il 1856 o 66, o 1876, un dubbio mi sorgeva spontaneo) ma non so cosa fece la famiglia prima di tale data.
Mi è stato detto che eravamo dei pezzetti... per forza dopo le due guerre d'indipendenza, la seconda se non erro voluta da Cavour per liberare il nord dagli austriaci, non portò certo ricchezza e serenità.
Ora però non ho tempo di farti leggere che a quell'epoca, la città non versava nella più nera povertà.
Ho letto "il dominio dei Borboni in Sicilia dal 1830 al 1861" di Francesco Guardione e il tutto l'ho trovato interessantissimo.




20018319
@Gio.1947 : Scusami, mi hanno interrotta :-))) dov'ero rimasta? ah, ho letto e mi è stato detto che i Savoia rubarono anche le...
Risposta
20/01/2019 21.05.08
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote
    1
c.ioccolatino111 c.ioccolatino111 20/01/2019 ore 21.24.12 Ultimi messaggi
segnala

(Nessuno)RE: Baciamo le mani....

@66lauretta scrive:
E non hai detto nulla circa le condizioni del popolo del sud prima dell'occupazione Piemontese.


Ho letto che se la passavano benissimo i nobili e i baroni.
Ma c'era una fetta di popolazione, parecchio insoddisfatta... come oggi. ;-)

E tu mi sai dire come 1000 mercenari garibaldini poterono entrare in Sicilia senza essere visti e quindi malmenati e poi magari ammazzati?
I siciliani dormivano? Erano ubriachi? Stavano per caso pescando o ballando la danza del tamburello?Dover'erano tutti quanti quando 1000 disgraziati avanzavano con le armi in pugno per depredare e violentare ??
Ma soprattutto, dov'era, dove stava in quel mentre il potente esercito borbonico?

Cmq, perchè dare tutte le colpe solo al nord quando chi ha governato dopo anni al sud, naturalmente sono stati soltanto i meridionali i quali, cosa hanno fatto in opere per il sud?
Hanno taciuto, volutamente nascosta la verità? (opresunta, immaginaria verità).
Sono passati 167 anni ma è saltato tutto fuori qualche annetto fa.

E' colpa mia o tua di quanto successe?

Scusa, ma devo staccare ora.
Buona serata.
fiume.sandcreek fiume.sandcreek 20/01/2019 ore 21.33.32 Ultimi messaggi
segnala

(Nessuno)RE: Baciamo le mani....

@c.ioccolatino111 scrive:
uno qualunque che fa ridere il mafioso il quale non ha paura di nessuno.


Ti sbagli.
Il mafioso ha paura di chi lo conosce, di chi lo ha frequentato, di chi conosce i suoi metodi, le sue frequentazioni, i tratti salienti de suo profilo comportamentale e soprattutto le sue debolezze (anche i mafiosi sono esseri umani, e nessuno è perfetto o invulnerabile).
Un po' come i destricoli.
L'unica differenza è che i mafiosi sono pericolosi, i destricoli solo ridicoli.
Ma il livello di etica morale o rispetto per la legalità o le istituzioni è analogo.
20018325
@c.ioccolatino111 scrive: uno qualunque che fa ridere il mafioso il quale non ha paura di nessuno. Ti sbagli. Il mafioso ha paura...
Risposta
20/01/2019 21.33.32
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote
    1
fiume.sandcreek fiume.sandcreek 20/01/2019 ore 21.35.11 Ultimi messaggi
segnala

(Nessuno)RE: Baciamo le mani....

@66lauretta scrive:
Che poi i politici preferiscano riderci sopra significa che non ritengono la mafia un problema.
Ma una risorsa


Per molti di loro lo è.
Dove troverebbero altrimenti i voti per ottenere cariche che non meritano?
20018327
@66lauretta scrive: Che poi i politici preferiscano riderci sopra significa che non ritengono la mafia un problema. Ma una...
Risposta
20/01/2019 21.35.11
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote
    1
Gio.1947 Gio.1947 20/01/2019 ore 22.04.06 Ultimi messaggi
segnala

(Nessuno)RE: Baciamo le mani....

@c.ioccolatino111 scrive:
Gio, con te sarò molto più prolissa.... sarò filippica !

Ok letto tutto anche la seconda parte che hai inviato azzeriamo tutto, sia quello che dicono gli storici del nord che quelli del sud.

Ma mi pongo alcune domande alle quali ti sarei grato tu rispondessi nel merito.

1) Se il Regno delle due Sicilie ero uno stato decaduto perchè Cavour ne voleva l'unificazione ?

2) Se il Regno delle due Sicilie ero uno stato decaduto quali vantaggi avrebbe portato al nord ?

3) Se l'intenzione era quella di fare una nazione unita e prospera perchè in 160 anni questo non è accaduto mentre invece in Germania in 20 anni hanno equilibrato lo squilibrio tra est ed ovest ?

4) Se il nord era così ricco come tu affermi perchè dividere le sue ricchezze con uno stato più povero ?

5) In 72 anni di vita, mai sentito parlare e letto che uno stato faccia guerra ad uno stato povero a meno che non vi siano ricchezze minerarie nel sottosuolo come l'Africa, o d'interesse strategico.

6) Spiegami qual'è la logica, di uno stato ricco come dici che era il nord, di annettere uno stato povero per poi rimanerlo nella povertà ?

7) Fare una guerra ha dei costi, se la fai per difenderti ha una logica, ma se la fai senza avere un ritorno economico o dei vantaggi strategici è una stronzata. Ora cosa devo dedurre che Cavour era uno stronzo ?

8) Se il regno delle due Sicilie ero uno stato decaduto, a cosa è servito fare tanti milioni di morti e seviziare donne per non avere alcun beneficio ne economico ne strategico ?

9) Come mai un nord ricco sono stati i prima ad emigrare ? Mentre invece quelli del Regno delle due Sicilie più povero a iniziato ad emigrare dopo 20 anni dall'unità
https://it.wikipedia.org/wiki/Emigrazione_italiana

10) Spiegami perchè Garibaldi nel 1864 arrivato a Londra fu accolto da mezzo milioni di persone che lo acclamavano come eroe, pur non avendo mai combattuto in Inghilterra ? Mistero ?

Spero che tu come me avrai la mia stessa pazienza a leggerti il Papiello sotto riportato, cosi capirai anche il perchè Garibaldi fu accolto come eroe in Inghilterra.

Paolo mieli che non mi risulta essere meridionale, ha dedicato due intere pagine sul Corriere della Sera

Quando gli inglesi finanziarono i Mille e Garibaldi
Il braccio di ferro tra Londra e re Ferdinando di Borbone

di Luciano Garibaldi

Una esaustiva e definitiva conferma del principio che vuole i destini d’Italia strettamente connessi alle volontà di Londra: verità storica rimasta valida, quanto meno, fino all’indomani della seconda Guerra mondiale. La conferma viene da un libro di sicura importanza storica, che piazza definitivamente la casa editrice calabrese Rubbettino tra i più autorevoli produttori italiani di testi storici. L’autore è Eugenio Di Rienzo, docente, accademico, ma anche grande divulgatore. Il titolo è Il Regno delle Due Sicilie e le Potenze europee (1830-1861). Il primo a essersi accorto della validità di questo lavoro è stato Paolo Mieli, non a caso direttore dei libri Rizzoli, che gli ha dedicato due intere pagine sul Corriere della Sera.

Partiamo dal protagonista del libro, Ferdinando II di Borbone. Il «Re bomba» (soprannome con cui si cercherà di ridicolizzarlo, soprattutto dopo la morte) sale al trono nel novembre 1830, alla morte del padre, Francesco I. Da oltre vent’anni l’Inghilterra è di fatto la protettrice del Regno, ma anche la sua sfruttatrice, non tanto delle risorse agricole del territorio, quanto delle miniere di zolfo della Sicilia, preziose per la produzione dell’acido solforico indispensabile per fabbricare la polvere da sparo. Ferdinando mostra fin dall’inizio insofferenza verso quella sorta di protettorato e aperte simpatie nei confronti della Francia, grande rivale dell’Inghilterra nella gara per il dominio del Mediterraneo. L’unità d’Italia sarà il frutto di un intrigo internazionale nel quale Londra giocò un ruolo determinante «ponendo fine, una volta per tutte», come scrive Di Rienzo, «alle velleità di autonomia del più grande “piccolo Stato” della Penisola, giustificando una delle prime e più gravi violazioni del diritto pubblico europeo della storia contemporanea». Due le più clamorose intromissioni britanniche nelle sorti del Regno delle Due Sicilie. La prima ebbe luogo nel corso della rivolta di Palermo della primavera del ’48, che diede il via alla serie di rivolte e ribellioni in tutta Europa passate alla storia come «il Quarantotto». Come dimostra, prove alla mano, il libro di Di Rienzo, la rivolta fu appoggiata e finanziata dal plenipotenziario inglese Henry Gilbert Elliot e dal ministro degli Esteri britannico John Temple, visconte di Palmerston. Gli inglesi premevano per sostituire i Borbone con un membro di Casa Savoia, mentre la Francia premeva per il figlio del Granduca di Toscana. Ma entrambe le superpotenze avevano fatto male i loro calcoli. Sui quarantottini ebbero la meglio Ferdinando II e le sue truppe guidate da Carlo Filangieri. Le ostilità proseguirono su un piano non più strettamente militare, con le dure proteste inglesi per l’arresto, avvenuto a Napoli, di Carlo Poerio, già ministro della Cultura napoletano, ma considerato dal Re Ferdinando un traditore, e la sua condanna a 24 anni di galera. Assieme alle proteste, l’accusa al Re di avere voluto un feroce trattamento dei prigionieri politici.

Nel gennaio ’55 Re Ferdinando respinge l’invito a schierarsi a fianco di Gran Bretagna e Francia nella guerra di Crimea, contrariamente al Regno di Sardegna, dove Cavour non aveva esitato a entrare in guerra accanto alle grandi potenze occidentali contro la Russia degli Zar. Convinto che i russi avrebbero avuto la meglio, Re Ferdinando promulgò un decreto che prevedeva «il divieto di concedere passaporto ai sudditi del Regno delle due Sicilie per evitare possibili arruolamenti nella Legione anglo-italiana». La reazione di Palmerston non si fece attendere: aperta accusa al Regno di Napoli di essere diventato «uno Stato vassallo della Russia». Pochi giorni dopo, Palmerston finanziò una spedizione per liberare Luigi Settembrini, Silvio Spaventa e Filippo Agresti, già condannati a morte nel ’49, con condanna poi tramutata in ergastolo nell’isola di Santo Stefano. Ma la spedizione fallì. Seguirono numerose manifestazioni di ostilità da parte britannica, compresa una violenta campagna di stampa del Times che invocava, una spedizione punitiva di navi inglesi, con la scusa che non era più tollerabile un nemico come il Regno dei Borbone «a poche miglia da Malta». Vi si oppose la regina Vittoria con un messaggio al governo riscoperto da Di Rienzo, nel quale si leggeva: «La Regina, dopo avere esaminato la documentazione da voi allegata, ha espresso la più decisa contrarietà ad una dimostrazione navale indirizzata a ottenere cambiamenti nel regime politico delle Due Sicilie». Il 1856 fu l’anno della ripresa dei moti rivoluzionari antiborbonici, con un attentato alla vita di Re Ferdinando progettato da Agesilao Milano e sventato all’ultimo istante. L’anno seguente, Carlo Pisacane si bruciò, assieme ai suoi compagni, nella fallita spedizione di Sapri. Il piroscafo “Cagliari”, dal quale erano sbarcati gli insorti, era condotto da due macchinisti inglesi, arrestati dai gendarmi del Re. Poi, nel maggio ’60, la scena passò a Giuseppe Garibaldi e ai suoi Mille, con le navi da guerra di Sua Maestà britannica schierate nella baia di Marsala per proteggere lo sbarco. Scontato anche il fatto che l’azione fu finanziata dagli inglesi, circostanza che – come scrive Di Rienzo – «la storiografia ufficiale ha sempre accantonata, spesso con immotivata sufficienza». Non mancano neppure le prove degli accordi tra camorra campana e insorti filo-garibaldini, per favorire la vittoria dell’Eroe dei Due Mondi. In una nota del 9 luglio 1860 inviata dal diplomatico Henry George Elliot al Foreign Office si legge che «numerose bande camorristiche erano pronte a scendere in campo per contrastare, armi alla mano, la mobilitazione dei popolani rimasti fedeli alla dinastia borbonica, per presidiare il porto in modo da facilitare uno sbarco delle truppe piemontesi, e per controllare le vie d’accesso a Napoli al fine di rendere possibile l’ingresso dei volontari di Garibaldi». Non mancarono i dissensi. In piena Camera dei Comuni il deputato conservatore parlò apertamente di «dirty affair» (sporco affare): una dura e sfrontata intromissione inglese negli affari della Penisola che si sarebbe ripetuta più volte nei decenni seguenti.

(Pubblicato il 7 febbraio 2012 – © «Secolo d’Italia»)

http://www.nuovarivistastorica.it/?p=3453

@c.ioccolatino111 scrive:
Sono passati 167 anni ma è saltato tutto fuori qualche annetto fa.
E' colpa mia o tua di quanto successe?

E' vero hai ragione noi non abbiamo nessuna colpa, la colpa è dei nostri padri e dei padri dei nostri padri ed oggi ne paghiamo le conseguenze. Un detto recita:
"le colpe dei padri ricadranno sui figli e i figli dei loro figli"
Quello che noi oggi facciamo lo lasciamo alle future generazione. Il futuro delle nuove generazioni potrà essere roseo o nefasto e ci benediranno o malediranno in base a quello che a loro avremo lasciato.
20018339
@c.ioccolatino111 scrive: Gio, con te sarò molto più prolissa.... sarò filippica ! Ok letto tutto anche la seconda parte che hai...
Risposta
20/01/2019 22.04.06
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote
    1
fiume.sandcreek fiume.sandcreek 20/01/2019 ore 22.11.54 Ultimi messaggi
segnala

(Nessuno)RE: Baciamo le mani....

@Gio.1947 :

Troppo complicato.
Polentoni buoni.
Terroni cattivi.
Roma ladrona.
Migranti invasori.
Islamici terroristi.
Ebrei sanguisughe.

MEMORIA SATURA.
MEMORIA SATURA.
MEMORIA SATURA. ;-)
20018341
@Gio.1947 : Troppo complicato. Polentoni buoni. Terroni cattivi. Roma ladrona. Migranti invasori. Islamici terroristi. Ebrei...
Risposta
20/01/2019 22.11.54
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote
    1
66lauretta 66lauretta 21/01/2019 ore 00.07.39 Ultimi messaggi
segnala

(Nessuno)RE: Baciamo le mani....

@c.ioccolatino111 : Di quello che ti postato il buon Gio ne avevo una infarinatura, ma non sarei mai riuscita a spiegartelo.

Tuttavia oltre a quello c'è un dato che è piuttosto esemplificativo l'emigrazione.

Beh se guardiamo alle americhe i primi migranti a partire dalla ns. penisola furono i settentrionali, si c'era qualche meridionale, ma la stragrande maggioranza era del nord.
Per trovare un'inversione di tendenza bisogna aspettare all'incirca il 1880 o giù di li, cioè vent'anni dopo l'unificazione.
Ma se il nord era ricco e il sud povero, come si spiega questo fenomeno e come si spiega l'inversione di tendenza a vent'anni dall'unificazione?

Per quanto riguarda le infrastrutture non costruite al sud a parte quelle di competenza statale che non ci sono perché lo stato non ha ritenuto di farle, le altre non è che possano dipendere dai trasferimenti di risorse?
ma pure se le risorse sono state trasferite e le opere non realizzate, il controllo a chi spettava?
Non venirmi a dire ma i politici li ha votati il popolo del sud.
Il controllo spetta allo stato centrale e se questo non interviene come può farlo la cittadinanza che certe cose nemmeno le sa?
20018371
@c.ioccolatino111 : Di quello che ti postato il buon Gio ne avevo una infarinatura, ma non sarei mai riuscita a spiegartelo....
Risposta
21/01/2019 0.07.39
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote
    1
Gio.1947 Gio.1947 21/01/2019 ore 01.38.20 Ultimi messaggi
segnala

(Nessuno)RE: Baciamo le mani....

@c.ioccolatino111 scrive:
Cmq, perchè dare tutte le colpe solo al nord quando chi ha governato dopo anni al sud, naturalmente sono stati soltanto i meridionali i quali, cosa hanno fatto in opere per il sud?
Hanno taciuto, volutamente nascosta la verità?
(opresunta, immaginaria verità).


Se vuoi ti consiglio, senza sentirti obbligata, di leggere l'articolo che segue di

Spero che tu conosci Stella Gian Antonio e che tu sappia che è di treviso

Decine di imprese, spesso del Nord, hanno fatto affari d' oro
speculando con i lavori del dopo sisma.
Il caso più clamoroso a Lioni
con la «Iato» che doveva assemblare fuoristrada Ma la fabbrica piena
di rifiuti tossici è ancora lì E' chiusa, nelle f ondamenta arsenico,
cadmio e residui di lavorazione dei metalli che rischiano di inquinare
il fiume Ofanto DAL NOSTRO INVIATO LIONI (Avellino)
- È una gara con
in palio la pelle: arriveranno prima le ruspe del risanamento o quelle
migliaia di tonnellate di veleni che stanno affondando nelle falde
dello sventurato Ofanto?
Venti anni dopo il terremoto e il via alla
ricostruzione miliardaria che un convegno Dc salutò entusiasta come
«la più grande mai compiuta in Europa», il cadavere di cemento della Iato, la fabbrica morta con la pancia gonfia di rifiuti tossici
sepolti di nascosto nelle fondamenta, è ancora lì.
In attesa di essere
sventrata, svuotata, ripulita. Ci vogliono almeno 5 miliardi. Firma
dopo firma, pare che l' approvazione del finanziamento faticosamente
s' avvicini. Goccia dopo goccia, l' arsenico e il piombo e le altre
scorie portate dal nord si avvicinano alla falda.
Il fiume è lì, a
pochi passi. E ogni giorno che trascorre i più pessimisti cercano una
risposta nella salute del gregge che il burbero «Bertone» pascola
davanti ai capannoni decrepiti e disseta con l' acqua pescata in due
pozzi artesiani: «"Bertone", come stanno le pecore?». Grugnisce:
«Bene...». Sono stati tanti gli imprenditori venuti dal Nord che hanno fatto i soldi col dopo-terremoto in Campania. Si pensi ai consorzi creati per fare incetta delle grandi commesse per le infrastrutture
tipo quello che dietro la Pizzarotti di Milano vedeva allineati la Pessina di Rho, la Grassetto di Padova, la Bonatti di Parma, la Furlanis di Fossalta di Portogruaro e la Cifa di Rovigo.

O a quel veneto coperto d'oro per metter su un cantiere nautico (mai aperto) a Morra de Sanctis, che stava a 860 metri di altitudine e a 100
chilometri dal mare.
O a quell' altro padovano che si fece finanziare una fabbrica di camicie a Nusco per poi confezionare solo una lettera
in cui prometteva centinaia di assunzioni una settimana prima delle
elezioni.


O alle schiere di architetti, geometri e ingegneri
settentrionali che si spartirono, secondo il rapporto della St. John'
s University di New York, «almeno seimila miliardi».


Poche storie come quella della Iato illustrano però quanto nel buco nero della
ricostruzione, salutato dal libro di Andrea Cinquegrani e Rita
Pennarola col titolo feroce di «Grazie, sisma»,


si siano saldati insieme l' affarismo di certi politici meridionali e la spregiudicatezza di certi imprenditori settentrionali magari pronti a sparare sui «terroni che si mangiano i soldoni».

Perché i liguri della Iato non si accontentarono di farsi dare dei soldi per mettere su un'impresa fantasma: riuscirono perfino a farsi pagare prima lo smaltimento dei rifiuti tossici e poi l'acquisto degli stessi rifiuti come materiale inerte per costruire lo stabilimento.

Se li ricordano ancora, a Lioni, i camion che arrivavano nell'area industriale a metà strada tra Lioni e Nusco carichi di una poltiglia di uno strano colore. Ne arrivarono per settimane e settimane. Centoventi
autorimorchi, forse d i più
.

Che portavano almeno 3.600 tonnellate di arsenico, cadmio e vari residui della lavorazione del piombo che la Metalli e Derivati di La Spezia aveva rastrellato qua e là.

Buttarono tutta quella roba, la quale secondo Legambiente ha ancora oggi una
concentrazione seimila volte superiore al tollerabile, nella grande
fossa costruita per le fondamenta. A pochi metri dalla falda che
rifornisce l'Ofanto, che scorre a 300 metri.


Coprirono tutto e ci costruirono sopra la fabbrica. E che fabbrica! Benedetta da un sontuoso finanziamento pubblico e fortissimamente voluta da Paolo Pofferi e gli altri protagonisti della Metalli e Derivati di La
Spezia,
destinati a essere presto arrestati per altri scandali e poi
travolti in una catena d' una dozzina di fallimenti, la Iato sarebbe
dovuta essere uno dei punti di forza dell' area industriale, assumere
un sacco di gente e assemblare fuoristrada. Roba di buon livello,
sulla carta.
Con motori della Fiat e scocche di una speciale
vetroresina costruite dalla Passat, un' impresa bulgara di Mitchurim
che come fiore all'occhiello vantava la produzione di sofisticati
sommergibili per l' Unione Sovietica.
«Solo che per ogni scocca in vetroresina perfetta, coi suoi strati da 4 millimetri, ce ne
arrivavano tre così scadenti da essere inservibili.

Le accatastavamo sul retro e le lasciavamo lì», ricorda Pasquale Mattia, uno dei dipendenti
finiti sulla strada, «Con la "nostra" vetroresina laggiù c'era chi si
faceva gli sci, chi la barca...».


Fatti i conti, ogni fuoristrada veniva a costare alla produzione una quarantina di milioni. Troppi, per competere sul mercato. Finì che in quattro anni, invece di quattromila come era stato previsto, la Iato produsse 250 esemplari.
In buona parte rimasti per mesi e mesi nel parcheggio e poi svenduti,
chiusa la fabbrica e licenziati gli operai, a prezzi stracciati. L'
inchiesta sulla truffa, cominciata dal pm di Sant'Angelo dei Lombardi
Mario Pezza, è finita a La Spezia. Dove già la magistratura aveva
accumulato due stanze stracolme di faldoni sulle varie avventure
fallimentari della Metalli e Derivati e delle sue sorelle. Come quella
della Metalli e Derivati Sud, aperta e chiusa a Buccino dopo avere
ingoiato 16 miliardi.
O della Idaf-Igc, coinvolta nello scandalo
delle «lenzuola d' oro» per le Ferrovie dello Stato.

O ancora della Omtes di Buccino, che grazie agli accordi seguiti alla fine della
guerra fredda aveva incredibilmente vinto (nonostante i titolari
fossero già stati incriminati per altre vicende giudiziarie) un
ricchissimo appalto per smantellare e distruggere 633 carri armati
M47. Carri armati smontati ma finiti, invece che in una fonderia,
nelle caserme di bellicosi Paesi in via di sviluppo sottoposti a
embargo internazionale come la Libia, la Somalia o la Costa d'
Avorio.


Quanto all'inchiesta sui rifiuti tossici seppelliti sotto lo
stabilimento, partita in gravissimo ritardo e solo grazie ai rimorsi
di un operaio che a distanza di anni denunciò di aver partecipato
all'operazione, è finita là dove finiscono tutte queste inchieste: in
prescrizione. E i cinque miliardi necessari per rimuovere e ripulire
tutto chi li paga? Noi.

Gian Antonio Stella



c.ioccolatino111 c.ioccolatino111 29/01/2019 ore 12.18.11 Ultimi messaggi
segnala

(Nessuno)RE: Baciamo le mani....

@66lauretta scrive:
Ma se il nord era ricco e il sud povero, come si spiega questo fenomeno e come si spiega l'inversione di tendenza a vent'anni dall'unificazione?


Probabilmente non mi sono spiegata bene e me ne scuso.
E tuttavia, se tu e Gio rileggete quello che ho scritto, erano soltanto le risposte ad alcune domande fattemi dai "nuovi borboni" iscritti al movimento non qui, ma su altri social politici.

Ho scritto per caso che il nord fosse ricco? Dopo due guerre patite e a causa delle tasse elevatissime inflitteci dagli austriaci, era improbabile lo fosse. A parte i debiti, la nobiltà e la borghesia, cmq, non regnava nella più completa povertà.

Ho scritto per caso che il sud fosse povero in canna? Non mi pare.
E tuttavia, mi chiedo dove fosse il famoso esercito borbonico, terzo in Europa dopo quello francese e inglese, quando sbarcarono 1000 mercenari (a sentire i borbonici) per prendersi il sud.

Chi volle - o, meglio, ebbe alcuni benefici - l'unità d'Italia oltre Cavour&Co ?
c.ioccolatino111 c.ioccolatino111 29/01/2019 ore 12.49.55 Ultimi messaggi
segnala

(Nessuno)RE: Baciamo le mani....

@Gio.1947 scrive:
Se vuoi ti consiglio, senza sentirti obbligata, di leggere l'articolo che segue


L'ho letto molto volentieri, grazie.
Ti ho perso... non sempre quando entro vado a pescare nelle notifiche. Altresì sono rimasta indecisa se riesumare questo thread, oppure, risponderti in pvt dato che è passato un bel tot di tempo.

Vorrei soltanto puntualizzare un fatto per me importante: chi è la vittima, (in questo caso le vittime) e chi il delinquente irresponsabile. I nordici quanto i meridionali, sono le vittime di scelte scellerate commesse da imprenditori criminali amanti del profitto.

Allora:
@Gio.1947 scrive:
1) Se il regno delle due Sicilie ero uno stato decaduto perchè Cavour ne voleva l'unificazione?

2) Se il regno delle due Sicilie ero uno stato decaduto quali vantaggi avrebbe portato al nord?

3) Se l'intenzione era quella di fare una nazione unita e prospera perchè in 160 questo non è accaduto mentre invece in Germania in 20 anni hanno equilibrato lo squilibrio tra est ed ovest ?

4) Se il nord era così ricco come tu affermi perchè dividere le sue ricchezze con uno stato più povero?

5) In 72 anni di vita, mai sentito parlare e letto che uno stato faccia guerra ad uno stato povero a meno che non vi siano ricchezze minerarie nel sottosuolo come l'Africa, o d'interesse strategico.

6) Spiegami qual'è la logica, di uno stato ricco come dici che era il nord, di annettere uno stato povero per poi rimanerlo nella povertà?

7) Fare una guerra ha dei costi, se la fai per difenderti ha una logica, ma se la fai senza avere un ritorno economico o dei vantaggi è una stronzata. Ora cosa devo dedurre che Cavour era uno stronzo ?


1) Mi ripeto: dove ho scritto che il regno delle due Sicilie era uno stato decaduto ?
Conosco le opere iniziate da Carlo III e pure quelle compiute da Ferdinando II.
Se il progetto politico fu di Cavour, già Machiavelli, dopo la rivoluzione francese, iniziò a pensare ad uno stato unitario e non era certo il solo, altri nobili e borghesi liberali sognavano uno Stato unico, ma dal dire al fare ... !!!
Riuscirono a compiere il (mezzo) sogno quando Camillo - grande stratega - fu eletto primo ministro e quando capì che per per "sbolognare la santa alleanza" ed eliminare gli Austriaci dall’Italia del centro-nord, bisognava che si appoggiasse ad una grande potenza europea e la trovò alleandosi con Napoleone III.

2) chiediti piuttosto quali vantaggi l'unità d'Italia portò all'Inghilterra e alla Francia. (Corsica e Savoia mi pare furono cedute alla Francia) Qui sotto troverai alcune risposte alle tue domande.

http://www.veja.it/2014/11/28/lunita-ditalia-fu-voluta-dagli-inglesi-per-il-controllo-del-mediterraneo/


3) probabilmente non è accaduto perchè ancora si dovevano fare gli italiani (cit. M. D'Azeglio) e purtroppo ancora oggi non sono stati fatti.
Dobbiamo inoltre sottolineare che l'unità, al sud, non ebbe un gran consenso sebbene i moti del 48 in Sicilia (ma anche in alcune zone di Napoli) facevano presagire una rivolta e di quella grossa.
Chiediti piuttosto come mai in 160 anni al sud non è stato cambiato niente.
Come mai on vi siete più risollevati.... e cosa hanno fatto i vostri eletti dal 1948 al 2018 !!!


4) Mi ripeto: non ho scritto che fosse ricco.... e, tuttavia, io ho voluto solamente spiegare a coloro che vanno a sbandierare in giro: il nord ha rubato industrie siderurgiche (?) ... ho risposto loro che per avviare una industria siderurgica ci vuole il ferro e le miniere di ferro al sud nel 1860 non c'erano, sebbene vi fossero quelle di zolfo.
Poi mi è stato detto che avevamo rubato le industrie delle armi.... ed io ho risposto che era impossibile dato che le armerie a BS, furono fondate 3 secoli prima la Beretta ... e molti anni dopo le altre. Pure le industrie di pellame, Bs ne era piena prima dell'unità d'Italia. Nessuno nega la ricchezza del sud prima dell'italico Regno... ma attenzione a scrivere e a spargere menzogne e cazzate varie, soprattutto a voler revisionare o modificare alcune parti la storia.

5) Pure io. Ma prima del 1861, ti ricordo che l'Italia era semplicemente "una espressione geografica" (cit.) e non una Nazione. (come non lo è oggi per colpa dei suoi abitanti).

6) Le spiegazioni di volere unire il Paese sono qui sopra già esposte.

7) Il ritorno economico l'ebbe l'Inghilterra, la Francia e un pezzo dell'Italia al nord. Il problema che NON tutti ci siamo arricchiti grazie alla maledetta (dis)unità fatta al Paese.

non ho finito, scusami ma devo adesso staccare.

Rispondi al messaggio

Per scrivere un nuovo messaggio è necessario accedere al sito.