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di destra, di centro o di sinistra... non importa. Discutiamo "civilmente" dell'operato dei nostri politici.

nera1965 nera1965 30/10/2019 ore 11.11.20 Ultimi messaggi
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(Nessuno)RE: SALVINI SCRIVA LA SUA FINANZIARIA CON LE COPERTURE

@fiume.sandcreek scrive:
Se uno stato non deve cercare coperture finanziarie per quale motivo TUTTI gli stati del mondo emettono titoli di debito pubblico?

Giustissima considerazione alla quale non sapranno risponderti.
intermezzo intermezzo 30/10/2019 ore 11.13.44 Ultimi messaggi
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(Nessuno)RE: SALVINI SCRIVA LA SUA FINANZIARIA CON LE COPERTURE

Mi chiedo perché lo vogliano sapere da salvini. Chiedano ai 5stelle, sono altrettanto loquaci e la manovra precedente l'han fatta loro.
intermezzo intermezzo 30/10/2019 ore 11.19.34 Ultimi messaggi
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(Nessuno)RE: SALVINI SCRIVA LA SUA FINANZIARIA CON LE COPERTURE

@asgv74 scrive:
MA QUALI COPERTURE? UNO STATO NON DEVE CERCARE LE COPERTURE NON è UN' AZIENDA... MA STUDIATE UN PO DI ECONOMIA

Il fatto, vecchio mio, è che stiamo emettendo titoli in euro, un euro su cui non abbiamo nessun controllo. E' questo il motivo per cui titoli in euro emessi da diversi stati oggi hanno valore in funzione di quello dello stato più forte. Quel che dobbiamo temere è la sua ripresa dopo la caduta improvvisa di molti mesi fa, ovviamente sostenuta dalle istituzioni uè e prossimamente dalla bce.

Guarda un po' come e perché i tedeschi criticavano Draghi.



asgv74 asgv74 30/10/2019 ore 11.20.09
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(Nessuno)RE: SALVINI SCRIVA LA SUA FINANZIARIA CON LE COPERTURE

@fiume.sandcreek : ma cosa cenrano i titoli di stato con le coperture... ma santo dio... siamo davvero all'asinara qui dentro.
ma perchè il giappone non emette titoli?
e secondo te cerca coperture?
ma torna alle elementari
asgv74 asgv74 30/10/2019 ore 11.23.18
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(Nessuno)RE: SALVINI SCRIVA LA SUA FINANZIARIA CON LE COPERTURE

@fiume.sandcreek : i titoli di stato si sono sempre emessi... ma il problema è la banca centrale... che garantisce tali titoli sottraendoli alla speculazione di mercato... questo è il punto..
fintanto staremo in questa gabbia... tutte le manovre sarano recessive... e puoi anche metterci topolino e paperino al governo... ma nulla potrà cambiare...
quello che deve scendere sono i tassi reali sul debito che devono essere inferiori al tyasso inflattivo... solo cosi il debito si contiene.. ma per farlo devi essere sovrano e avere la sovranità monetaria che non significa stampare a piacimento come pensa la nera della leopolda... che di economia capisce come io io di termodinamica
asgv74 asgv74 30/10/2019 ore 11.26.17
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(Nessuno)RE: SALVINI SCRIVA LA SUA FINANZIARIA CON LE COPERTURE

@intermezzo : appunto... ma è una truffa. la bce non è la proprietaria dell' euro... ma è l' unica che lo emette... cosa be diversa.
ma da 20 anni si è surrogata il diritto di ptrestarla alle banche che la pestano agli stati... e a noi a circa il 4,5% di interesse....
questo è il punto... se la prestasse come dovrebbe direttamente a ente creditizio statale... si risparmierebbero 70 miliardi di interessi annui che sono il vero problema del nostro debito.... abbiamo già pagato 3900 milairdi di interessi...e 1100 dia vanzo primario ma nessuno lo dice...
e ci arrovelliamo sul taglio dei parlamentari , cioè un cappuccino a testa a dire culo
asgv74 asgv74 30/10/2019 ore 11.31.28
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(Nessuno)RE: SALVINI SCRIVA LA SUA FINANZIARIA CON LE COPERTURE




1979 – 1989: la parte terminale della prima repubblica.
In questo periodo, il peso del debito pubblico sul PIL è cresciuto di ben 32 punti percentuali. Il fattore determinante tale crescita è rappresentato dagli interessi passivi (+80,6 punti di PIL). Altri 50,1 punti sono da attribuire al disavanzo primario. Discreto il contributo alla discesa del parametro da parte della crescita reale del PIL (-18,1 punti) e rilevante quello del deflatore del PIL (-67,4 punti) legato al tasso di inflazione piuttosto robusto di quegli anni.

1989 – 1999: la fine della guerra fredda, l’inizio della seconda repubblica e l’ascesa del processo di globalizzazione.
Il quadro cambia con l’avvento degli anni ’90. La manovra del governo Amato nel 1992 e la rincorsa per l’aggancio alla moneta unica europea, imposta dai governi dell’Ulivo a partire dal 1996, mutano la struttura dei conti pubblici, che tendono a presentare avanzi primari anche consistenti. Cosicché, mentre la componente interessi passivi accentua la sua pressione verso l’alto sul rapporto debito / PIL (+ 106,7 punti), il saldo primario viene a cambiare di segno diventando un elemento di contenimento del peso del debito (-27,4 punti). Si entra, inoltre, nel periodo delle privatizzazioni delle aziende pubbliche, sebbene dai dati emerga che il loro contributo alla riduzione dell’incidenza del debito non sia stato determinante (-6 punti nel decennio).

La crescita reale del PIL rispecchia sostanzialmente il contributo dato nel decennio precedente (anche se è inferiore di circa 4 punti). Invece, la spinta contenitiva del deflatore del PIL appare meno efficace (solo 42 punti di riduzione contro i -67,4 del periodo precedente), probabile conseguenza del convergere dell’inflazione italiana verso la media europea.

Nel complesso, negli anni ’90 del peso del debito pubblico sul PIL è aumentato di quasi 22 punti.

1999 – 2009: il consolidamento del processo di globalizzazione, lo scoppio della crisi subprime e la grande recessione.
In questo decennio, l’allineamento dei tassi di interesse in prossimità di quelli dei Paesi core dell’Unione Monetaria permette di contenere la spinta all’incremento della voce interessi passivi (51,9 punti di PIL rispetto ai 106,7 della decade precedente). Scende anche la forza contenitiva dell’avanzo primario (-19,1 punti contro -27,4) e non manca il contributo dei proventi da privatizzazioni, anche se rimane su valori sostanzialmente marginali.

Vi è, però, una rottura con il passato: si riduce drasticamente la capacità della crescita reale del PIL di contenere l’incremento del peso del debito. Appena -5,2 punti, anche in conseguenza della “grande recessione” del 2009. La stessa componente inflattiva (deflatore del PIL) appare meno incisiva, dimezzando il suo effetto di abbattimento del peso del debito rispetto al decennio precedente.

In questa decade comunque un miglioramento evidente c’è se la crescita dell’incidenza del debito pubblico sul PIL è limitata a meno di tre punti percentuali.

2009 – 2016: la crisi dei debiti sovrani e la deflazione nell’Eurozona:
Questo periodo si presenta come uno dei più difficili per l’economia italiana. Nel 2010 scoppia la crisi del debito greco, seguita dalle difficoltà di Irlanda, Portogallo, Cipro e successivamente Spagna. Nel 2011 le tensioni si scaricano anche sull’Italia i cui titoli di Stato sul mercato secondario si deprezzano rapidamente.

In questi sette anni il peso del debito pubblico sul PIL aumenta di oltre 19 punti, portandosi al livello record del 132%. Ancora una volta sono gli interessi passivi a guidarne l’aumento. La politica di bilancio (saldo primario) non va oltre una riduzione di 9,7 punti; irrilevante è il contributo delle privatizzazioni, mentre i versamenti effettuati ai fondi di salvataggio europei (e quelli bilaterali alla Grecia) appesantiscono il rapporto di 3,6 punti.

A causa del biennio di recessione (2012 – 2013) sperimentato sotto l’esecutivo Monti, l’effetto della “crescita” reale del PIL cambia di segno e, addirittura, determina un leggero incremento del parametro in esame. Nello stesso tempo, però, la deflazione in cui cade il nostro Paese (e l’Europa) limita drammaticamente anche il contributo stabilizzatore del deflatore del PIL che si riduce a solo -8,5 punti.

Qualche considerazione finale.
È difficile sfuggire al dato più rilevante evidenziato dall’analisi: in tutto il periodo e in tutti i sottoperiodi esaminati, il principale (quando non l’unico) fattore di crescita del rapporto tra debito pubblico e PIL è rappresentato dagli interessi passivi. Il saldo primario, con l’eccezione del primo decennio, ha costantemente contribuito a ridurre il peso del debito sul PIL, in particolare durante il percorso di aggancio alla moneta unica europea. E questo ha rilevanti implicazioni sui meccanismi di genesi del debito, non essendo stata tanto la spesa pubblica (pensioni, sanità, etc.) o la scarsità di risorse fiscali a gonfiare il debito, bensì gli interessi pagati su quel debito stesso. Questa prova dovrebbe mettere una pietra tombale sul cicaleccio di quanti si ostinano a sostenere che “abbiamo vissuto al di sopra delle nostre possibilità”, che “ah, le pensioni di anzianità”, che “non ci possiamo permettere la sanità pubblica” e altre corbellerie di tal fatta. In tutto il periodo esaminato, lo Stato italiano si è dissanguato non tanto per garantire ai propri cittadini migliori e più numerosi servizi ma piuttosto, perversamente, per corrispondere una generosa remunerazione ai propri finanziatori (sia nazionali che esteri).

In questo panorama, la scelta di tagliare la spesa pubblica per pagare gli interessi sul debito appare in una luce affatto nuova. Non una asettica necessità derivante da imperscrutabili meccanismi tecnici, bensì la decisione di penalizzare le fasce meno abbienti della popolazione per continuare a garantire un soddisfacente reddito ai creditori del debito pubblico nazionale.

Inoltre, i dati ci dicono che il più efficace strumento per contenere l’aumento del peso del debito non sarebbe affatto la crescita economica (con buona pace di tutti i “crescitisti”), bensì il deflatore del PIL (assimilabile, per certi versi, all’inflazione). Purtroppo, guardando al futuro, non sarebbe bene fare molto conto sul deflatore del PIL come strumento per limitare il peso del debito sul PIL (peraltro, per diverse ragioni che non è possibile esaminare qui, non sarebbe neanche desiderabile). Infatti, appare difficile immaginare una ripresa dell’inflazione a causa dell’attuale panorama di modesta dinamica economica e, soprattutto, nel quadro di un’Unione Monetaria che premia le economie più efficaci nel ridurre le retribuzioni (e le tutele) dei lavoratori. Finché la via maestra per aumentare la competitività dei sistemi produttivi nazionali sarà considerata la compressione salariale, vi sono poche probabilità di vedere i prezzi al consumo riprendere una dinamica fisiologica.

Da qui l’utilità di ragionare in termini di rendimento reale dei titoli pubblici. Infatti, se prendiamo in esame i due contributi alla variazione del rapporto tra debito pubblico e PIL quali la spesa per interessi e il deflattore del PIL, otteniamo una approssimazione (dal punto di vista logico) del contributo ascrivibile al rendimento reale dei titoli pubblici. L’evoluzione di tale valore nell’arco di tempo in osservazione è rappresentata nel grafico sotto:
asgv74 asgv74 30/10/2019 ore 11.31.47
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(Nessuno)RE: SALVINI SCRIVA LA SUA FINANZIARIA CON LE COPERTURE

studiate invece di scrivere minchiate colossali..
vensolo vensolo 30/10/2019 ore 11.41.45 Ultimi messaggi
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(Nessuno)RE: SALVINI SCRIVA LA SUA FINANZIARIA CON LE COPERTURE

@asgv74 : allora non dovrebbe vendere i bot ai fondi pensiome stranieri quelli fiutano le sole che noi ci beviamo
asgv74 asgv74 30/10/2019 ore 11.45.31
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(Nessuno)RE: SALVINI SCRIVA LA SUA FINANZIARIA CON LE COPERTURE

@vensolo : dovremmo avere una banca centrale che garantisce il debito.. come giappone , usa e gb...
e che cintenga i tassi e li alzi o li abbassi a seconda delle esigenze economiche....
voi davvero credete che uno stato debba cercare le coperture?
se io stato investo 100 e per farlo devo cercare 100 di coperture anzi 105 perchè ho il 5% di interessi... sai cosa significa? a che mi indebito a vita perchè io 105 non le ho , secondo che i tuoi risparmi andranno a farsi friggere...
ecco il vero obiettivo della ue... acchiappare l' enorme ricchezza provata degli italiani...
quando lo capirete... sarete pronti per la maturità.
secondi te a questi strozzini interessa il tuo debito o che tu lo estingua? hai mai fatto un mutuo?

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