Mondo diversamente abile

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sossio78 24/09/2007 ore 17.24.34 Ultimi messaggi
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InformazioneDiscriminazione, indifferenza. Torna a riunirsi il Tribunale dei diritti dei disabili

Un ragazzo non ammesso al Conservatorio, un bambino al quale sono negate le prestazioni di riabilitazione, un uomo che non viene informato dall'ospedale della sua situazione clinica, un'anziana donna per la quale la Asl ritiene inutili le terapie riabilitative. Quattro casi concreti, quattro persone con disabilità che si sono scontrate nel corso dell'anno con l'impossibilità di fare valere i propri diritti, anche quelli sanciti della normativa vigente. Le loro storie, quelle di cittadini che nella burocrazia, nella disattenzione, nell'indifferenza, nel pregiudizio hanno trovato un muro invalicabile, sono al centro della decima sessione del "Tribunale dei diritti dei disabili" che è andato in scena a Siracusa ieri, sabato 22 settembre, presso l'Auditorium dell'Itc Insolera. Un appuntamento promosso dall'Anffas (Associazione nazionale famiglie di persone con disabilità intellettiva e/o relazionale) con la Nazionale italiana magistrati, e che "indagando" i singoli casi vuole dare un aiuto concreto a chi cerca semplicemente il riconoscimento dell'uguaglianza dei diritti e la pari dignità sociale.

Il Tribunale infatti è composto da magistrati che, attraverso pubblici dibattimenti che si svolgono sul modello di quelli reali, analizzano situazioni effettivamente accadute in cui siano stati violati i diritti delle persone con disabilità. Degli oltre settanta casi che ogni anno arrivano all'attenzione della segreteria giuridica (che risponde in forma privata consigliando il cittadino sulla migliore azione da intraprendere), alcuni - in questo caso quattro - vengono scelti per il dibattimento pubblico, che simula un vero e proprio procedimento giudiziario, con tanto di ritiro in Camera di consiglio ed emissione di quella che propriamente non può essere chiamata "sentenza" e viene allora indicata con la formula di "parere giuridico". Non vincolante, naturalmente, ma certamente autorevole (sono diciassette i magistrati che vi sono impegnati, a titolo strettamente volontario e gratuito) e tale da indirizzare le famiglie e i cittadini verso la scelta migliore per vedere riconosciuti i propri diritti.

I casi scelti dal Tribunale sono quattro. Il primo riguarda la vicenda di Vincenzo (i nomi sono tutti di fantasia), un ragazzo 19enne affetto da un affetto da sindrome autistica: una passione per la musica lo portano a studiare il pianoforte e a decidere, visti gli ottimi risultati, di sostenere gli esami di ammissione presso il Conservatorio della sua città. Risulta essere idoneo, ma in una posizione di classifica troppo bassa per poter essere ammesso. Incassa la delusione e decide di riprovare l'anno seguente, quando nuovamente risulta idoneo ma non riesce ad accedere ai posti messi a concorso. I genitori chiedono l'accesso agli atti dell'Istituto musicale per comprendere le modalità di giudizio nonché la valutazione e le motivazioni, ma non vengono esauditi e anzi si sentono rispondere che "l'unico inconveniente è che non ci sono sovvenzioni per un insegnante di sostegno che possa seguire il ragazzo" e che "la legge non prevede alcuna riserva di posti nel caso specifico di studenti portatori di handicap". Una richiesta, quest'ultima, che nessuno però aveva avanzato: e sorge così il sospetto che al ragazzo sia stata preclusa la possibilità di realizzare il proprio sogno per il solo fatto di essere una persona con disabilità. I magistrati dovranno chiarire la vicenda alla luce della normativa vigente e individuare possibili strade da percorrere nel caso in cui venga riconosciuta una lesione dei diritti del giovane.

Il secondo caso è invece quello di un padre che chiede alla Asl di residenza l'accesso al trattamento di rieducazione logopedia per il figlio con sindrome autistica di 5 anni. E' un trattamento che rientra nei Lea (Livelli essenziali di assistenza) ma che il bambino - a distanza di due anni dalla richiesta - ancora non riceve. Il piccolo è in lista di attesa, e la mancata terapia comporta grave danno al suo sviluppo, ma il direttore del Distretto sanitario non ritiene sia doveroso assegnargli una "priorità". Ai magistrati viene chiesto di individuare quale responsabilità si configura per la "condotta omissiva" da parte della Asl e quale tipo di azione giudiziaria avrebbe potuto proporre la famiglia del bambino al fine di obbligare l'amministrazione alla immediata erogazione del servizio.

Il caso numero tre riguarda Margherita, una donna di 65 anni con difficoltà intellettiva e relazionale. Inserita in un Centro di riabilitazione diurno della Asl, dopo anni di trattamento i medici hanno notato una stabilizzazione del quadro clinico, decidendo così le dimissioni irrevocabili dal Centro. Inutili le considerazioni portate dalla famiglia circa l'importanza - anche in mancanza di un continuo progresso del paziente - per lo meno di una sua non regressione, dal punto di vista sia cognitivo, sia motorio sia relazionale. La proposta della Asl è stata il suo inserimento in una RSA (residenza sanitaria), con permanenza nella struttura 24 ore su 24 e impossibliità di fare rientro in famiglia: un passaggio dunque dal riabilitativo all'assistenziale, con tanto di risparmio economico per il Servizio sanitario nazionale. "Disabile da rottamare a costo zero", scrive l'Anffas presentando il caso e ricordando che ciascuna persona con disabilità ha diritto ad avere un Piano Riabilitativo Individuale che tenga conto non solo delle condizioni prettamente cliniche della persona, ma anche del suo continuo e dinamico interagire con la famiglia e la società. Ai magistrati è chiesto di chiarire se la posizione assunta dalla ASL determina una elusione del diritto alla salute quale fondamentale diritto dell'individuo costituzionalmente garantito, e se esiste una discriminazione nel "trattare un soggetto disabile anziano come se fosse semplicemente una persona anziana", senza tener conto cioè delle esigenze specifiche che la disabilità comporta.

L'ultimo caso, infine, riguarda il caso di una mancata diagnosi: a Mario, una persona con disabilità, viene riscontrata una neoplasia ma dopo due ricoveri lo smarrimento di alcuni importanti documenti sanitari fanno si che non venga informato della gravità delle sue condizioni. E quando ciò accade, l'operazione chirurgica non è più praticabile. Medico e direttore della Asl si difendono con atteggiamento spavaldo e aggressivo, minacciando ricorsi in tribunale e - scrive l'Anffas - "mettendo paura al povero Mario". La richiesta ai magistrati è quella di inviduare le responsabilità che hanno determinato l'impossibilità di un intervento precoce sulla malattia dell'uomo, pregiudicandone in modo drammatico il decorso.
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 Un ragazzo non ammesso al Conservatorio, un bambino al quale sono negate le prestazioni di riabilitazione, un uomo che non...
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24/09/2007 17.24.34
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BalloDaSolo BalloDaSolo 25/09/2007 ore 09.15.32
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(Nessuno)RE: Discriminazione, indifferenza. Torna a riunirsi il Tribunale dei diritti dei disabili


Sono sempre interessanti i messaggi d'informazione che riporti qui nel forum, ... ( sia i tuoi , sia quelli che ho visto scritti da altre persone che frequentano il forum ).

L'informazione è sempre utile in generale, e comunque le cose che riporti qui, quotidianamente, possono essere sicuramente un buon punto di partenza per chi vuole approfondire un argomento che ha richiamato la sua attenzione in particolare.

Io , ad esempio , neppure sapevo dell'esistenza di questo Tribunale dei diritti dei disabili.

Vabbè, ci sono un sacco di cose sulle quali avrei potuto informarmi già da tempo, i mezzi per informarsi sicuramente non mancano, anche se non è sempre facile trovarli.

Bè, qui trovo una possibilità in più.

Ciao e complimenti per l'impegno.
biondia.86 biondia.86 26/09/2007 ore 13.39.43
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(Nessuno)RE: Discriminazione, indifferenza. Torna a riunirsi il Tribunale dei diritti dei disabili

nemmeno io sapevo del tribunale dei disabili!sossio sei unico!

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