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di destra, di centro o di sinistra... non importa. Discutiamo "civilmente" dell'operato dei nostri politici.

Harvey.Phooka 25/10/2008 ore 09.52.18 Ultimi messaggi
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DisperatoIl razzismo italiano si fa "senso comune"

Non ci sono solo aggressioni. In Italia la xenofobia passa anche attraverso gesti in apparenza minori. Sempre più numerosi

Nel Belpaese dell'intolleranza il microrazzismo quotidiano
di CARLO BONINI

ROMA - Il giorno in cui H., cittadino tunisino con regolare permesso di soggiorno, chiese di partecipare al bando comunale da sessanta licenze per taxi, scoprì che tassisti, qui da noi, si diventa solo se cittadini italiani. Il giorno in cui F. ed L., coppia nigeriana residente in Veneto, risposero a un annuncio per cuochi, scoprirono che l'albergo che li cercava, di neri non ne voleva. E "non per una questione di razzismo", gli venne detto dalla costernata direttrice della pensione, "perché in giardino, ad esempio", lavoravano "da sempre solo i pachistani". Il giorno in cui S., deliziosa adolescente napoletana, finì nella sala d'attesa di un pediatra di base di Roma accompagnata dal padre, alto dirigente del Dipartimento della pubblica sicurezza, realizzò che insieme a lei attendevano soltanto bambini dal colore della pelle diverso dal suo. E ne chiese conto: "Papà, perché da quando ci siamo trasferiti a Roma siamo diventati così sfigati?".

Il Razzismo italiano è un "pensiero ordinario". Abita il pianerottolo dei condomini, le fermate dell'autobus, i tavolini dei bar, i vagoni ferroviari. "Negro", una di quelle parole ormai pronunciate con senso liberatorio nel lessico pubblico, non nelle barzellette. Volendo, da esporre sulle lavagne del menù del giorno di qualche tavola calda, per allargare a una parte degli umani il divieto di ingresso ai cani.
L'Italia Razzista è la geografia di un odio di prossimità, che nei primi dieci mesi di quest'anno ha conosciuto picchi che non ricordava almeno dal 2005. Un odio "naturale", dunque apparentemente invisibile, anche statisticamente, fino a quando non diventa fatto di sangue. Il pestaggio di un ragazzo ghanese in una caserma dei vigili urbani di Parma; il linciaggio di un cinese nella periferia orientale di Roma; il rogo di un capo nomadi nel napoletano; la morte per spranga, a Milano, di un cittadino italiano, ma con la pelle nera del Burkina Faso; l'aggressione di uno studente angolano all'uscita di una discoteca nel genovese.


Dunque, cosa si muove davvero nella pancia del Paese? Al quinto piano di Largo Chigi, 17, Roma, uffici della presidenza del Consiglio dei ministri, Dipartimento per le pari opportunità, lavora da quattro anni un ufficio voluto dall'Europa la cui esistenza, significativamente, l'Italia ignora. Si chiama "Unar" (Ufficio nazionale antidiscriminazione razziale). Ha un numero verde (800901010) che raccoglie una media di 10 mila segnalazioni l'anno, proteggendo l'identità di vittime e testimoni. È il database nazionale che misura la qualità e il grado della nostra febbre xenofoba. Arriva dove carabinieri e polizia non arrivano. Perché arriva dove il disprezzo per il diverso non si fa reato e resta "solo" intollerabile violenza psicologica, aggressione verbale, esclusione ingiustificata dai diritti civili.

Nei primi nove mesi di quest'anno l'Ufficio ha accertato 247 casi di discriminazione razziale, con una progressione che, verosimilmente, pareggerà nel 2008 il picco statistico raggiunto nel 2005. Roma, gli hinterland lombardi e le principali città del Veneto si confermano le capitali dell'intolleranza. I luoghi di lavoro, gli sportelli della pubblica amministrazione, i mezzi di trasporto fotografano il perimetro privilegiato della xenofobia. Dove i cittadini dell'Est europeo contendono lo scettro di nuovi Paria ai maghrebini.

In una relazione di 48 cartelle ("La discriminazione razziale in Italia nel 2007") che nelle prossime settimane sarà consegnata alla Presidenza del Consiglio (e di cui trovate parte del dettaglio statistico in queste pagine) si legge: "Il razzismo è diffuso, vago e, spesso, non tematizzato (...) La cifra degli abusi è l'assoluta ordinarietà con cui vengono perpetrati. Gli autori sembra che si sentano pienamente legittimati nel riservare trattamenti differenziati a seconda della nazionalità, dell'etnia o del colore della pelle" .
Privo di ogni sovrastruttura propriamente ideologica, il razzismo italiano si fa "senso comune".

Appare impermeabile al contesto degli eventi e all'agenda politica (la curva della discriminazione, almeno sotto l'aspetto statistico, non sembra mai aver risentito in questi 4 anni di elementi che pure avrebbero potuto influenzarla, come, ad esempio, atti terroristici di matrice islamica). Procede al contrario per contagio in comunità urbane che si sentono improvvisamente deprivate di ricchezza, sicurezza, futuro, attraverso "marcatori etnici" che si alimentano di luoghi comuni o, come li definiscono gli addetti, "luoghi di specie".

Dice Antonio Giuliani, che dell'Unar è vicedirettore: "I romeni sono subentrati agli albanesi ereditandone nella percezione collettiva gli stessi e identici tratti di "genere". Che sono poi quelli con cui viene regolarmente marchiata ogni nuova comunità percepita come ostile: "Ci rubano il lavoro", "Ci rubano in casa", "Stuprano le nostre donne". Dico di più: i nomadi, che nel nostro Paese non arrivano a 400 mila e per il 50% sono cittadini italiani, sono spesso confusi con i romeni e vengono vissuti come una comunità di milioni di individui. E dico questo perché questo è esattamente quello che raccolgono i nostri operatori nel colloquio quotidiano con il Paese".

L'ordinarietà del pensiero razzista, la sua natura socialmente trasversale, e dunque la sua percepita "inoffensività" e irrilevanza ha il suo corollario nella modesta consapevolezza che, a dispetto anche dei recenti richiami del Capo dello Stato e del Pontefice, ne ha il Paese (prima ancora che la sua classe dirigente). Accade così che le statistiche del ministero dell'Interno ignorino la voce "crimini di matrice razziale", perché quella "razzista" è un'aggravante che spetta alla magistratura contestare e di cui si perde traccia nelle more dei processi penali. Accade che nei commissariati e nelle caserme dei carabinieri di periferia nelle grandi città, il termometro della pressione xenofoba si misuri non tanto nelle denunce presentate, ma in quelle che non possono essere accolte, perché "fatti non costituenti reato".

Come quella di un cittadino romeno, dirigente di azienda, che, arrivato in un aeroporto del Veneto, si vede rifiutare il noleggio dell'auto che ha regolarmente prenotato perché - spiega il gentile impiegato al bancone - il Paese da cui proviene "è in una black list" che farebbe della Romania la patria dei furti d'auto e dei rumeni un popolo di ladri. O come quella di un cittadino di un piccolo Comune del centro-Italia che si sveglia un mattino con nuovi cartelli stradali che il sindaco ha voluto per impedire "la sosta anche temporanea dei nomadi".

La xenofobia lavora tanto più in profondità quanto più si fa odio di prossimità (è il caso del maggio scorso al Pigneto). Disprezzo verso donne e uomini etnicamente diversi ma soprattutto socialmente "troppo contigui" e numericamente non più esigui. Anche qui, le statistiche più aggiornate sembrano confermare un'equazione empirica dell'intolleranza che vuole un Paese entrare in sofferenza quando la percentuale di immigrazione supera la soglia del 3 per cento della popolazione autoctona. In Italia, il Paese più vecchio (insieme al Giappone), dalla speranza di vita tra le più alte al mondo e la fecondità tra le più basse, l'indice ha già raggiunto il 6 per cento. E se hanno ragione le previsioni delle Nazioni Unite, tra vent'anni la percentuale raggiungerà il 16, con 11 milioni di cittadini stranieri residenti.

Franco Pittau, filosofo, tra i maggiori studiosi europei dei fenomeni migratori e oggi componente del comitato scientifico della Caritas che cura ogni anno il dossier sull'Immigrazione nel nostro Paese (il prossimo sarà presentato il 30 ottobre a Roma), dice: " È un cruccio che come cristiano non mi lascia più in pace. Se la storia ci impone di vivere insieme perché farci del male anziché provare a convivere? Bisogna abituare la gente a ragionare e non a gridare e a contrapporsi. Non dico che la colpa è dei giornalisti o dei politici o degli uomini di cultura o di qualche altra categoria. La colpa è di noi tutti. Rischiamo di diventare un paese incosciente che, anziché preparare la storia, cerca di frenarla.

Si può discutere di tutto, ma senza un'opposizione pregiudiziale allo straniero, a ciò che è differente e fa comodo trasformare in un capro espiatorio. Alcuni atti rasentano la cattiveria gratuita. Mi pare di essere agli albori del movimento dei lavoratori, quando la tutela contro gli infortuni, il pagamento degli assegni familiari, l'assenza dal lavoro per parto venivano ritenute pretese insensate contrarie all'ordine e al buon senso. Poi sappiamo come è andata".

Se Pittau ha ragione, se cioè sarà la Storia ad avere ragione del "pensiero ordinario", l'aria che si respira oggi dice che la strada non sarà né breve, né dritta, né indolore. I centri di ascolto dell'Unar documentano che nel nord-Est del paese sono cominciati ad apparire, con sempre maggiore frequenza, cartelli nei bar in cui si avverte che "gli immigrati non vengono serviti" (se ne è avuto conferma ancora quattro giorni fa a Padova, alle "3 botti" di via Buonarroti, che annunciava il divieto l'ingresso a "Negri, irregolari e pregiudicati"). E che nelle grandi città anche prendere un autobus può diventare occasione di pubblica umiliazione, normalmente nel silenzio dei presenti.

Come ha avuto modo di raccontare T., madre tunisina di due bambini, di 1 e 3 anni. "Dovevo prendere il pullman e, prima di salire, avevo chiesto all'autista se potevo entrare con il passeggino. Mi aveva risposto infastidito che dovevo chiuderlo. Con i due bambini in braccio non potevo e così ho promesso che lo avrei chiuso una volta salita. L'autista mi ha insultata. Mi ha gridato di tornarmene da dove venivo. E non è ripartito finché non sono scesa". T., appoggiata dall'Unar, ha fatto causa all'azienda dei trasporti. L'ha persa, perché non ha trovato uno solo dei passeggeri disposto a testimoniare. In compenso ha incontrato di nuovo il conducente che l'aveva umiliata. Dice T. che si è messo a ridere in modo minaccioso. "Prova ora a mandare un'altra lettera", le ha detto.

(25 ottobre 2008)

Articolo originale QUI.

Solo un commento: VERGOGNA!!!
7826652
Non ci sono solo aggressioni. In Italia la xenofobia passa anche attraverso gesti in apparenza minori. Sempre più numerosi Nel...
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25/10/2008 9.52.18
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intermezzo intermezzo 25/10/2008 ore 10.23.34 Ultimi messaggi
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(Nessuno)RE: Il razzismo italiano si fa "senso comune"


Bonini.... specialista in propaganda. Il rumeno di Canicattì non l'ha visto. Lombardia, Veneto.... chissà perchè non rimangono nei paesi baciati dal sole e dall'azzurro mare questi extracomunitari e corrono tutti su. Chissà chi li segnala i "casi di discriminazione razziale". Vabbè, sarò un razzista secondo il vostro "senso comune". Intanto gli albanesi nel sud girano guardando per terra.




Harvey.Phooka Harvey.Phooka 25/10/2008 ore 10.27.48 Ultimi messaggi
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(Nessuno)RE: Il razzismo italiano si fa "senso comune"

A intermezzo che il 25/10/2008 10.23.34 ha scritto:

Bonini.... specialista in propaganda. Il rumeno di Canicattì non l'ha visto. Lombardia, Veneto.... chissà perchè non rimangono nei paesi baciati dal sole e dall'azzurro mare questi extracomunitari e corrono tutti su. Chissà chi li segnala i "casi di discriminazione razziale". Vabbè, sarò un razzista secondo il vostro "senso comune". Intanto gli albanesi nel sud girano guardando per terra.





Rispondo: Visto quello che sostenevi ieri, mi è sembrato ovvio postare l'articolo. Aspettiamo che arrivino i dati ufficiali. Soprattutto, vediamo se Sirvio ne darà conto.......

Xò, da parte tua, mi aspettavo una condanna di quanto sopra. Sai, visto che ti dici cattolico.........

intermezzo intermezzo 25/10/2008 ore 10.36.23 Ultimi messaggi
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(Nessuno)RE: Il razzismo italiano si fa "senso comune"

A Harvey.Phooka che il 25/10/2008 10.27.48 ha scritto:
A intermezzo che il 25/10/2008 10.23.34 ha scritto:

Bonini.... specialista in propaganda. Il rumeno di Canicattì non l'ha visto. Lombardia, Veneto.... chissà perchè non rimangono nei paesi baciati dal sole e dall'azzurro mare questi extracomunitari e corrono tutti su. Chissà chi li segnala i "casi di discriminazione razziale". Vabbè, sarò un razzista secondo il vostro "senso comune". Intanto gli albanesi nel sud girano guardando per terra.





Rispondo: Visto quello che sostenevi ieri, mi è sembrato ovvio postare l'articolo. Aspettiamo che arrivino i dati ufficiali. Soprattutto, vediamo se Sirvio ne darà conto.......

Xò, da parte tua, mi aspettavo una condanna di quanto sopra. Sai, visto che ti dici cattolico.........


Rispondo:

I dati ufficiali dicono che nel nord est il 60% dei carcerati sono stranieri. Dar conto de che? Quanti ne hanno messi al rogo stanotte? E quanti ne saranno stati minacciati e menati nel silenzio generale in Puglia? Ma va là. La verità è che non è cambiato niente, tranne l'aumento della presenza di stranieri e della delinquenza di matrice clandestina. E l'agitazione dei pirloni che fanno tanto gli antirazzisti ma che sono i primi a preoccuparsi del degrado del loro quartiere. E chi non fa parte della comunità ristretta dei pirloni, sai cosa fa? Li manda a cagare dicendo "e vabbè, sono razzista", comportandosi mille volte meglio di loro con gli stranieri. Chiedendo il rispetto di regole che anche gli stranieri vorrebbero fossero rispettate.








cristian1977 cristian1977 25/10/2008 ore 10.53.44
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(Nessuno)RE: Il razzismo italiano si fa "senso comune"


quante cazzate in quest'articolo scritto solo per rappresentare una realtà che non esiste, a rappresentare che l'italia sia razzista

certo in italia qualche razzista c'è come c'è dovunque purtroppo ma i casi sopra citati sono cazzate che nulla hanno a che fare con il razzismo

per avere la licenza da tassista devi essere italiano o comunitario perchè sono le leggi che lo dicono, non perchè il sindaco è razzista

tanto per smontare un'esempio sopra citato
Vince1985 Vince1985 25/10/2008 ore 10.55.54
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(Nessuno)RE: Il razzismo italiano si fa "senso comune"

A me preoccupa il contrario: ovvero che l'antirazzismo si faccia senso comune.

Sembra che ci sia l'effetto "io sono stata violentata da Tyson" o "ero l'amante del Presidente Clinton"...
intermezzo intermezzo 25/10/2008 ore 10.57.39 Ultimi messaggi
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(Nessuno)RE: Il razzismo italiano si fa "senso comune"

A Vince1985 che il 25/10/2008 10.55.54 ha scritto:
A me preoccupa il contrario: ovvero che l'antirazzismo si faccia senso comune.

Sembra che ci sia l'effetto "io sono stata violentata da Tyson" o "ero l'amante del Presidente Clinton"...

Rispondo:

Ci si chiede perchè lo stesso non succeda in altre nazioni dove ce ne sarebbe motivo, altro che luoghi comuni (esempio: Spagna). Forse perchè chi le abita non è così disfattista?


Vince1985 Vince1985 25/10/2008 ore 10.58.55
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(Nessuno)RE: Il razzismo italiano si fa "senso comune"

A intermezzo che il 25/10/2008 10.57.39 ha scritto:
A Vince1985 che il 25/10/2008 10.55.54 ha scritto:
A me preoccupa il contrario: ovvero che l'antirazzismo si faccia senso comune.

Sembra che ci sia l'effetto "io sono stata violentata da Tyson" o "ero l'amante del Presidente Clinton"...

Rispondo:

Ci si chiede perchè lo stesso non succeda in altre nazioni dove ce ne sarebbe motivo, altro che luoghi comuni (esempio: Spagna). Forse perchè chi le abita non è così disfattista?



Rispondo: :ok
cristian1977 cristian1977 25/10/2008 ore 11.00.28
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(Nessuno)RE: Il razzismo italiano si fa "senso comune"

A Vince1985 che il 25/10/2008 10.58.55 ha scritto:
A intermezzo che il 25/10/2008 10.57.39 ha scritto:
A Vince1985 che il 25/10/2008 10.55.54 ha scritto:
A me preoccupa il contrario: ovvero che l'antirazzismo si faccia senso comune.

Sembra che ci sia l'effetto "io sono stata violentata da Tyson" o "ero l'amante del Presidente Clinton"...

Rispondo:

Ci si chiede perchè lo stesso non succeda in altre nazioni dove ce ne sarebbe motivo, altro che luoghi comuni (esempio: Spagna). Forse perchè chi le abita non è così disfattista?



Rispondo: :ok

Rispondo: :ok
Harvey.Phooka Harvey.Phooka 25/10/2008 ore 11.03.37 Ultimi messaggi
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(Nessuno)RE: Il razzismo italiano si fa "senso comune"

A intermezzo che il 25/10/2008 10.36.23 ha scritto:
A Harvey.Phooka che il 25/10/2008 10.27.48 ha scritto:
A intermezzo che il 25/10/2008 10.23.34 ha scritto:

Bonini.... specialista in propaganda. Il rumeno di Canicattì non l'ha visto. Lombardia, Veneto.... chissà perchè non rimangono nei paesi baciati dal sole e dall'azzurro mare questi extracomunitari e corrono tutti su. Chissà chi li segnala i "casi di discriminazione razziale". Vabbè, sarò un razzista secondo il vostro "senso comune". Intanto gli albanesi nel sud girano guardando per terra.





Rispondo: Visto quello che sostenevi ieri, mi è sembrato ovvio postare l'articolo. Aspettiamo che arrivino i dati ufficiali. Soprattutto, vediamo se Sirvio ne darà conto.......

Xò, da parte tua, mi aspettavo una condanna di quanto sopra. Sai, visto che ti dici cattolico.........


Rispondo:

I dati ufficiali dicono che nel nord est il 60% dei carcerati sono stranieri. Dar conto de che? Quanti ne hanno messi al rogo stanotte? E quanti ne saranno stati minacciati e menati nel silenzio generale in Puglia? Ma va là. La verità è che non è cambiato niente, tranne l'aumento della presenza di stranieri e della delinquenza di matrice clandestina. E l'agitazione dei pirloni che fanno tanto gli antirazzisti ma che sono i primi a preoccuparsi del degrado del loro quartiere. E chi non fa parte della comunità ristretta dei pirloni, sai cosa fa? Li manda a cagare dicendo "e vabbè, sono razzista", comportandosi mille volte meglio di loro con gli stranieri. Chiedendo il rispetto di regole che anche gli stranieri vorrebbero fossero rispettate.







Rispondo: Quindi, il picco di intolleranza che si registra quest'anno non ha nulla a che fare con il governo? Quindi questi casi non sono razzismo? Quindi, questi dati non sono reali?


Due cose: o c'hai le fette di salame sugli occhi, o hai la coda di paglia.........

In ogni caso, nei tuoi commenti ci vedo poco di cristiano.... O meglio: stai al cattolicesimo come i talebani stanno all'islam.......... Salaam.......


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