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di destra, di centro o di sinistra... non importa. Discutiamo "civilmente" dell'operato dei nostri politici.

cristian1977 cristian1977 28/04/2011 ore 08.15.09
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ImportanteGIAN ENRICO RUSCONI: In Europa ognuno per conto suo

da la stampa

GIAN ENRICO RUSCONI

La triangolazione Italia-Francia-Germania che ha condizionato gran parte della storia europea è finita. Era evidente da tempo, ma la vicenda mediterranea-libica ne è la sanzione ufficiale.

La Germania è ripiegata su se stessa. La Francia gioca le sue carte con sovrana disinvoltura. La Commissione europea si rivela una struttura decisionale insicura se non impotente. L’Italia si sente vagamente vittima, alla fine si accoda ai più forti, ma in fondo è alla deriva, nonostante i toni rassicuranti del presidente del Consiglio.

L’Italia è diventata una «colonia della Francia» - accusa Bossi. Nessuno ha argomenti per contestarlo. O per dirlo in modo più appropriato. Il solo obiettivo della classe politica di governo è di sopravvivere politicamente: compresa la Lega che ringhia (a scopo elettorale) ma non morderà Berlusconi. Andremo avanti da un appuntamento elettorale a un altro, da una legge all’altra. Rimane il contrasto impressionante tra il concitato circuito politico-mediatico e l’atteggiamento distaccato, vagamente nauseato della maggioranza della popolazione - che pure andrà volonterosamente a votare.

Ma quello che sta accadendo a livello internazionale - in particolare il declassamento dell’Italia incapace di sintonizzarsi autonomamente ed efficacemente sui nuovi equilibri internazionali ed europei - sembra un fenomeno irreversibile.

Non si vede neppure all’orizzonte una classe politica alternativa con idee chiare e decise. Nel migliore dei casi è nostalgica di un’Europa che non c’è più. Ma l’età dei Ciampi e dei Prodi è finita. L’opposizione è ipnotizzata dal berlusconismo, lo contesta punto per punto, ma sempre in modo reattivo, non creativo.

Torniamo alla triangolazione storica Italia-Francia-Germania . Non è una esagerazione dire che - in quanto rapporto tra nazioni moderne - si è costituita anch’essa centocinquant’anni fa. E’ nata nel contesto della vicenda dell’unità d’Italia con il sostegno attivo militare francese nel 1859 e l’alleanza italo-prussiana per il suo completamento nel 1866 con l’acquisizione del Veneto. Contemporaneamente la prima fase della riunificazione tedesca è avvenuta con l’apporto diretto italiano e la benevola neutralità francese. Poi nel 1870-71 c’è lo scontro frontale tra Germania e Francia, mentre l’Italia si colloca in una posizione defilata e opportunistica.

Come si vede, già da allora la dinamica tra le tre nazioni è complessa, con un alternarsi di convergenze diplomatiche e di ricorso alle armi. Ma è una dinamica decisiva per il successivo sviluppo della grande industrializzazione e modernizzazione con vicende alterne fatte di tensioni e avvicinamenti, di blocchi di alleanza e rovesciamenti di alleanze, culminanti in conflitti terribili e infine nella catastrofe europea. Soltanto dopo la Seconda guerra mondiale avviene il miracolo di una straordinaria insostituibile cooperazione tra Francia, Germania e Italia . Anzi, non è un «miracolo» ma il risultato della determinazione di uomini politici che devono lottare anche all’interno dei propri Paesi. Una straordinaria classe politica lungimirante. La dinamica tra le tre nazioni, che ha distrutto la vecchia Europa, ne costruisce una nuova.

Ma adesso questo ciclo sembra chiuso o quanto meno irrimediabilmente alterato. Le tre nazioni storiche sono tenute insieme - con un’altra ventina di Stati - da vincoli istituzionali certamente significativi e persino irreversibili. Ma sono tutt’altro che efficaci per affrontare problemi decisivi come l’uso della forza militare, il controllo delle frontiere o (per usare il vecchio linguaggio diplomatico dato per morto) «le sfere di influenza». Per queste sembra essere restaurata di fatto la vecchia sovranità nazionale. Ricompaiono le differenze o gli interessi nazionali enfaticamente dichiarati superati.

In questo contesto la Germania ha assunto una posizione singolare. La sua astensione dal conflitto libico, anzi dalla Risoluzione di censura dell’Onu contro Gheddafi, astensione che qualcuno a casa nostra ha lodato senz’altro come saggezza politica, è in realtà indizio di un riallineamento nei grandi equilibri mondiali. E’ un caso che nella stessa seduta dell’Onu si siano astenute sia la Cina (la potenza economica mondiale con cui la Germania ha stretti crescenti rapporti) sia la Russia (una delle principali fornitrici di energia per la Germania stessa)? La stella polare della nuova Germania è dunque il suo stretto interesse economico a livello globale? In questa ottica l’area mediterranea è davvero secondaria e può essere lasciata volentieri alla Francia di Sarkozy di cui il governo della Merkel ha assolutamente bisogno per i suoi programmi di ordine economico e finanziario in Europa.

Può darsi che il comportamento tedesco non risponda così puntualmente a quanto sto scrivendo. Nei primi Anni Trenta di fronte ai problemi della (prima) democrazia tedesca proprio in Francia è stata coniata l’espressione «incertitudes allemandes», incertezze, insicurezze tedesche. Se la cito adesso non è affatto per suggerire inconsistenti analogie con quel tempo. No, assolutamente. Ma non c’è dubbio che la classe politica tedesca sia attualmente insicura di fronte alla direzione che sta prendendo l’elettorato in Germania sempre più contrario all’impegno militare (in Afghanistan), ostile all’energia nucleare e sempre più inquieto di fronte all’immigrazione islamica.

Tanto vale allora, prudenzialmente, stare alla larga dalla crisi mediterranea, anche a costo di lasciare l’Italia «da sola». Il resto ovviamente lo ha fatto e lo fa quotidianamente la deprimente immagine dell’Italia politica e civile presso l’opinione pubblica tedesca. Il capitolo della stretta, felice, attiva cooperazione italo-tedesca durato almeno sino alla metà degli Anni Novanta è chiuso.

Mi auguro adesso che nessuno - al governo o all’opposizione - scambi l’ipotetica nomina di Draghi a presidente della Banca europea come una vittoria (o un contentino) per l’Italia

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l'UE è di fatto morta
cristian1977 cristian1977 28/04/2011 ore 17.52.36
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